Rojava Resiste
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Canale di informazione sul Vicino e Medio Oriente e solidarietà con la rivoluzione confederale in Siria del Nord
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The international YPJ &YPG fighters gave a statement regarding the attacks of the Occupating Turkish state#YPJ
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Forwarded from Rete Kurdistan Italia
+++AGGIORNAMENTI DELLA SETTIMANA+++

Secondo il governo iraniano la rivolta scoppiata nella prigione di Evin a Teheran ha provocato almeno quattro prigionieri morti e altri 61 feriti. Altre fonti parlano di un bilancio molto più pesante, per tutta la notte sono stati uditi numerosi colpi d'arma da fuoco. Oltre a centinaia di prigionieri politici iraniani e curdi, nella prigione di Evin sono detenuti anche un gran numero di manifestanti arrestati nelle scorse settimane. Il movimento KODAR ha rilasciato un comunicato in cui chiede un'intensificazione delle proteste di piazza dopo questi eventi  "Oltre agli attacchi delle forze del regime iraniano alla popolazione, i prigionieri sono stati colpiti da colpi di arma da fuoco durante il grande incendio nella prigione di Evin. A causa della mancanza di informazioni a causa della copertura mediatica vietata, le circostanze esatte dell'incidente rimangono poco chiare"

💧Inizierà presto la costruzione di una nuova diga nella regione di Zap. Il governo turco costruisce queste dighe per usare l'acqua come arma e come leva di ricatto contro le popolazioni di Iraq e Siria. In Rojava la chiusura delle dighe sui fiumi Tigri ed Eufrate stanno già creando un serio problema umanitario, tagliando a milioni di persone l'accesso ad acqua corrente. Una volta completata la costruzione della diga nel triangolo di Hakkari, Yüksekova e Çukurca, la valle di Zap sarà allagata e la vita naturale sarà distrutta, molti villaggi saranno allagati e gli abitanti saranno costretti a migrare, la gente di Hakkari ha Soprannominato questi progetti "Dighe della paura".

Leyla Güven, ex parlamentare del Partito Democratico dei Popoli (HDP) e co-presidente del Congresso della Società Democratica (DTK), è stata nuovamente condannata a molti anni di carcere. Il tribunale di Diyarbakır ha emesso una condanna a undici anni e sette mesi di reclusione con l'accusa di "propaganda per un'organizzazione terroristica" - per alcuni discorsi pronunciati in pubblico da parlamentare. accusata di aver rilasciato dichiarazioni in tre discorsi. Nel precedente processo l'accusa aveva chiesto 43 anni per Güven.

HTŞ, braccio siriano di Al-Qaeda ha preso il controllo della città di Afrin dopo intensi combattimenti contro altre fazioni jihadiste che hanno lasciato sul terreno decine di vittime civili. Già l'anno scorso le SDF hanno spiegato il piano della Turchia per fare passare tutte le regioni occupate del Rojava sotto il controllo di HTŞ, questa manovra servirebbe a creare una forza efficente supporto della prossima invasione preannunciata da Erdogan. L'esercito turco non ha interferito negli scontri ed ora pattuglia le aree sotto controllo di HTŞ man mano che le milizie avanzano in direzione di Azaz.
Forwarded from Nûçe Ciwan - English
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📌 The use of chemical weapons by the invading fascist Turkish Republic against the freedom guerrillas of Kurdistan

The use of chemical weapons against the Kurdish people dates back to the 1920s. From the first Kurdish serhildans (uprisings) until today, war crimes have been committed against the Kurdish people. The words of the occupiers, "We drowned the Kurds in caves with rat poison" show the reality of this situation. The clearest example of this is the Halabja massacre. Thousands of Kurds were massacred in this massacre. The gases that Saddam used in Halabja are now being used against the freedom guerrillas in the mountains of Kurdistan.

The occupying and colonialist Turkish state has been conducting a six-month annihilating attack on Kurdistan's freedom guerrillas in the Medya Defense Zones since April 14.

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🔗 WATCH THE FULL VIDEO
https://www.nuceciwan115.xyz/en/2022/10/the-use-of-chemical-weapons-against-the-guerrillas-of-kurdistan/
Il 1° novembre è il World Kobane Day! Per questo Rete Jin Milano organizzerà una serata per ricordarlo insieme.

È una giornata istituita nel 2014 per ricordare la resistenza di Kobane nella sua storica battaglia contro Daesh, il fascismo e il fanatismo religioso.
Continuiamo a sostenere gli ideali democratici, femministi ed ecologici di questa rivoluzione

Alle 18:30 a Piano Terra (via Confalonieri 3) ci sarà un aperitivo in compagnia e a seguire, alle 20.30, la proiezione di "Kurdbûn - essere curdo", del regista, sceneggiatore e scrittore curdo-iraniano Fariborz Kamkari, con a seguire un dibattito.

Il documentario racconta dei settantanove giorni di assedio da parte dell'esercito turco a Cizre, città curda nel sudest della Turchia al confine con la Siria e l'Iraq, tra il 2016 e il 2017.
Forwarded from YPJ Information
📢 “When we analyze the activities of #ISIS in NE-#Syria it is clear that without #Turkey’s support, they would likely not be able to survive in any organized form.”

📃 Eylem Ataş, international #YPJ fighter, evaluates the current situation in #Rojava in an in-depth article.

🔗 Read the full text on our homepage:
https://ypj-info.org/featured-articles/kobane-is-the-only-proof-that-we-can-build-a-free-world/
"Il nostro popolo e il pubblico democratico sanno molto bene che non abbiamo legami con questo incidente, che non colpiremmo direttamente obiettivi civili e che non accettiamo azioni che prendono di mira i civili".

Il #PKK ha rilasciato una dichiarazione (reperibile in inglese su ANF NEWS, di seguito il link) in cui dichiara la propria estraneità all'attacco di #İstanbul, porge le condoglianze ai parenti delle vittime e mette in guardia l'opinione pubblica dalle manovre di guerra del governo turco.
https://anfenglishmobile.com/news/hsm-denies-involvement-in-istanbul-explosion-calls-for-its-exposure-63661
❗️Nuovo attacco su larga scala da parte della Turchia contro il Rojava

📣COMUNICATO STAMPA del KNK: fermiamo l'aggressione militare turca contro il Kurdistan!
Il 20 novembre a mezzanotte, aerei da guerra turchi hanno iniziato a bombardare ospedali, scuole e altri obiettivi civili dentro e intorno a Kobanê, compreso il villaggio di Belûniyê a Shahba, a sud-ovest di Kobanê, che ora è popolato da sfollati curdi di Afrin, così come il villaggio di Teqil Beqil vicino a Qerecox a Dêrik nella parte orientale della regione autonoma della Siria settentrionale e orientale. Aerei da guerra turchi hanno preso di mira anche il deposito di grano nella regione di Dahir al-Arab vicino a Zirgan e le aree dei monti Qendil e dei monti Asos nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale).

L'attacco terroristico a Taksim, Istanbul, il 13 novembre, è stato pianificato ed eseguito dal regime turco AKP-MHP al potere per fornire un pretesto per questi bombardamenti mortali. Senza alcuna indagine, il regime turco ha accusato di questo attacco le Unità di protezione del popolo (YPG), le Unità di protezione delle donne (YPJ) e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Nonostante l'immediato e veemente rifiuto di questa accusa infondata da parte delle Forze democratiche siriane (SDF, l'organizzazione ombrello che comprende YPG e YPJ) e del PKK, il ministro dell'Interno turco Süleyman Soylu, che ha una lunga storia di ostilità contro il popolo curdo, continua a predicare questa falsità per conto dello stato turco.

Ancora una volta, lo stato turco sta lanciando una campagna di aggressione non provocata contro i curdi per distrarre dai vari problemi della Turchia dopo due decenni di governo incontrollato di Recep Tayyip Erdogan e dell'AKP. Dal 17 aprile, il regime di Erdogan ha ripetutamente attaccato postazioni di guerriglieri curdi nel Kurdistan meridionale, utilizzando armi chimiche vietate più di 2.700 volte. Tuttavia, lo stato turco non ha ottenuto nulla con questi attacchi e le forze turche hanno bruciato i corpi dei propri soldati per oscurare l'entità delle loro perdite. Con il recente attacco sotto falsa bandiera a Taksim, Erdogan e l'AKP-MHP sperano di distrarre ulteriormente dalla loro sconfitta nel Kurdistan meridionale e fornire una giustificazione per la loro guerra intensificata contro i curdi in Rojava/Siria settentrionale e orientale.

Il regime fatiscente di Erdogan può rimanere al potere solo sconfiggendo la storica resistenza del popolo curdo alla sua occupazione neo-ottomana del Kurdistan. Con l'attentato a Taksim, Erdogan sperava di presentare la Turchia come vittima del terrorismo perpetrato dai curdi per ottenere il via libera per un attacco al Rojava al vertice del G20 a Bali, e sembra esserci riuscito, visto che il turco Il regime non è in grado di intraprendere questi attacchi senza l'approvazione della Global Coalition to Defeat ISIS, in particolare degli Stati Uniti.

Se la Global Coalition to Defeat ISIS è contraria a questa guerra illegale, allora i suoi membri devono immediatamente compiere passi decisi attraverso misure economiche, politiche, diplomatiche e legali per costringere la Turchia a rispettare il diritto internazionale. In caso contrario, si assumeranno anche la responsabilità delle conseguenze del terrorismo di stato turco contro il popolo curdo e gli altri popoli della Siria settentrionale e orientale.

Chiediamo quindi alle Nazioni Unite, alla Global Coalition to Defeat ISIS, all'Unione Europea e agli Stati Uniti di costringere i loro partner a rispettare i propri obblighi legali.

Consiglio esecutivo del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK)

20.11.2022
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: SU RADIO ONDA D’URTO LE CORRISPONDENZE DALLA SIRIA DEL NORD E DELL’EST, ANCORA SOTTO ATTACCO TURCO

Radio Onda d’Urto è in Rojava, territorio della Siria del Nord e dell’Est che da dieci anni sperimenta l’autogoverno mettendo in pratica i principi del confederalismo democratico. Un territorio ancora una volta sotto aggressione militare da parte dello Stato turco: un’aggressione iniziata nelle prime ore di domenica 20 novembre e che prosegue tutt’ora, con la…
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: SECONDA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. I FUNERALI DELLE VITTIME CAUSATE DAI RAID TURCHI A DERIK

“Lunedì 21 novembre 2022. Dai territori liberati del Rojava. Ieri, lunedì 21 novembre, si è svolto nel cimitero dei martiri di Derik il funerale degli e delle 11 vittime dei bombardamenti turchi nella regione, avvenuti nella notte tra il 19 e il 20 novembre. Si tratta di 11 uomini e donne appartenenti a diverse strutture…
Oggi h18 al Consolato turco di Milano: un altro appuntamento di protesta contro l'aggressione di Erdogan alla Confederazione della Siria del Nord Est.
#rojavaunderattack
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: QUINTA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. MENTRE CONTINUANO I BOMBARDAMENTI TURCHI, MIGLIAIA DI DONNE DEL ROJAVA IN STRADA PER IL 25 NOVEMBRE

Quinta corrispondenza, venerdì 25 novembre 2022, dai territori della Siria del Nord e dell’Est con inviate e inviati di Radio Onda d’Urto, presenti in Rojava, l’area dell’Amministrazione autonomia secondo i principi del confederalismo democratico che la Turchia di Erdogan ha nuovamente aggredito militarmente a partire dalla notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre 2022.…
Intervista alla combattente delle Ypj, Ronahî Tolhildan: «Da Ankara ricevono informazioni e risorse. I mercenari sono alle porte di Raqqa e Manbij. Erdogan vuole invadere e stabilire gli islamisti nelle regioni occupate. Se gli Stati uniti raggiungeranno un accordo con i turchi, si arriverebbe a un nuovo Afghanistan»
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: SESTA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. TESTIMONIANZA E IMMAGINI DEL BOMBARDAMENTO TURCO A DERIK

Sesta corrispondenza, di domenica 27 novembre 2022, dai territori della Siria del Nord e dell’Est con inviate e inviati di Radio Onda d’Urto, presenti in Rojava, l’area dell’Amministrazione autonomia secondo i principi del confederalismo democratico che la Turchia di Erdogan ha nuovamente aggredito militarmente a partire dalla notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre…
Un attacco armato a Parigi contro il centro culturale curdo della città, azione che ricorda l'attentato avvenuto sempre nella capitale francese nel 2013 a opera dell'intelligence turca contro Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Şaylemez:
https://anfenglishmobile.com/news/aydar-paris-attack-is-an-ankara-centered-operation-64478
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
FRANCIA: ATTACCO CONTRO IL CENTRO CULTURALE CURDO AHMET KAYA. TRE VITTIME, DIVERSI I FERITI.

A Parigi un 69enne di estrema destra, già autore di violenze razziste nel suo passato, contro il centro culturale curdo Ahmet-Kaya di Parigi, nel X arrondissment, in Rue d’Enghien. Colpito anche un ristorante e un parrucchiere, anch’essi frequentati dalla comunità curda. Ci sono 3 morti e 4 feriti, di cui uno in condizioni gravissime. L’autore…
Forwarded from PianoTerra
Testimonianze dal Rojava

27.01, ore 18.30

Un incontro promosso da ReteJin per conversare intorno alla situazione attuale in Kurdistan.

Interverranno Ludovica Intelisano e Michele Borra, corrispondenti per Radio Onda d’Urto dal Rojava, seguirà un piccolo rinfresco.
Per Riccardo Botan, i compagni e le compagne.

Con la scomparsa di Riccardo perdiamo un amico, un heval. Un heval che diversi di noi hanno conosciuto sul campo di battaglia in Siria, altri qui in Italia nel corso degli anni. Dobbiamo molto a lui, che aveva scelto come secondo nome di battaglia Sandokan, dal nome del partigiano della canzone, nel film di Ettore Scola. Al suo coraggio, alla sua dolcezza, alla sua generosità, alla sua sincerità spiazzante ed estrema.

Botan, non hai mai nascosto le tue sofferenze, le hai sempre condivise con noi. In un modo o nell’altro, tutti ci siamo voluti convincere che saremmo andati avanti insieme. Ora dobbiamo fare autocritica. Chiederci che cosa avremmo potuto fare per esserti più vicini e permetterti di stare meglio. Nessuno è esente da questa riflessione, di fronte alla propria coscienza, ciascuno a suo modo.

Abbiamo imparato con te, in Rojava, che l’autocritica è necessaria per una vita libera e per cambiare sé stessi; e che non basta pensare a questo, né parlarne. Non possiamo che prendere sulle nostre spalle la pesantezza di quanto accaduto, individualmente e insieme, e in qualche modo reagire.

Nulla di tutto questo ti riporterà in vita. Nulla di tutto questo potrà mutare le conseguenze della tua decisione. Nulla ci restituirà il tuo sorriso, la tua voce, il tuo sguardo pieno di interrogativi, di curiosità e di richieste di aiuto.

Eri un ragazzo lombardo orientato alla giustizia e alla libertà. Hai voluto stravolgere lo scenario in cui vivevi e partecipare a una rivoluzione lontana. Ti sei arruolato nelle Ypg. Il tuo coraggio durante la liberazione di Tabqa ha sorpreso e stupito chi di noi ti era vicino. La tua presenza nell’offensiva verso Raqqa e nella battaglia all’interno di quella città ha contribuito a uno degli eventi luminosi di questo secolo: la sconfitta di Daesh ad opera delle Forze siriane democratiche.

Non ti sei tirato indietro quando il governo turco ha attaccato la rivoluzione per cui avevi combattuto. Quando alcuni di noi erano a resistere ad Afrin, sei sceso in piazza in Italia contro quell’aggressione. Non ti è bastato. Hai preso un aereo e sei volato in Iraq, hai attraversato il confine con la Siria sperando di poterti unire al tuo amico Orso, alle altre e agli altri nel cantone in guerra. Quando sei arrivato, veniva evacuato e non hai potuto che fare fronte all’immensa ondata di profughi che giungeva da quei territori, tra cui hai visto i volti di alcuni di noi, sopravvissuti a quello scempio. Sei comunque rientrato nelle Ypg. Dopo qualche mese, hai deciso di vestire gli abiti civili per offrire supporto sanitario nella Mezzaluna rossa curda.

Quando sei tornato in Italia, hai vissuto come un affronto le provocazioni giudiziarie che lo stato imbastiva contro altri internazionalisti italiani. Hai supportato in ogni modo chi era sotto procedimento per la sorveglianza speciale, partecipando alle udienze in tribunale, manifestando alla polizia il tuo disprezzo, camminando nelle manifestazioni, partecipando alle assemblee e alle riunioni.

Quando la Turchia ha minacciato una nuova invasione dei territori confederali, non hai nuovamente esitato: per la terza volta hai raggiunto il Rojava e hai vestito l’uniforme delle Ypg, recandoti al fronte. Non ha avuto luogo l’invasione, in quel caso, e tu sei rimasto a contribuire ancora diversi mesi alla rivoluzione, prima di tornare nuovamente in Italia.

Come nei precedenti periodi, hai avuto difficoltà a trovare lavoro e, quando ne trovavi, a tenerlo. Non riuscivi ad accettare il trattamento malsano che capi e capetti riservano in questo paese. Eri una persona orgogliosa. Senza curarti dei privilegiati e dei parassiti che insultano ogni giorno chi rifiuta le umiliazioni e lo sfruttamento, il disgusto e la resistenza che tu – sempre pronto a darti da fare e pieno di capacità – hai opposto ai padroncini che hai fronteggiato si manifesta adesso in tutto il suo significato.
Sei sempre stato pieno di empatia e creatività, pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, poco importa chi fosse, hai sempre avuto un senso morale superiore alla media. Con tutti i difetti che avevi, questo non ti si può negare. La tua vita lo dimostra, e in fondo lo dimostra la stessa difficoltà che hai avuto a stare a questo mondo. Eri inquieto, arrabbiato e hai voluto partire, dopo la Siria, per aiutare i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa. Quando sei tornato la tua inquietudine e la tua rabbia non hanno fatto che aumentare, e con esse una tristezza sempre più profonda.

Quando, negli ultimi mesi, il governo russo ha minacciato di invadere l’Ucraina, hai preso contatto con i gruppi libertari che agivano nella società a Kiev. Quando è iniziata la guerra, pur ormai senza passaporto, sei partito per tentare di unirti a loro. Bloccato e arrestato mentre cercavi di attraversare clandestinamente il confine dall’Ungheria, sei dovuto tornare in Italia.

Ci troviamo ora con questa eredità, l’eredità di una persona che non possiamo che ricordare nella sua grandezza. Non hai mai cercato attenzioni pubbliche, sei sempre rimasto nell’anonimato, dove non hai mai smesso di rifiutare i soprusi verso te e verso gli altri e di agire in concreto la solidarietà tra umani vicini e lontani, in un’epoca dove la prevaricazione è la norma e la solidarietà è considerata impossibile.

Hai difeso i valori delle Ypg al fronte, negli ospedali e tra i profughi, con i tuoi hevalen in Italia. Li hai portati dentro di te per tutta la tua vita. Sei stato sepolto con quella bandiera, la nostra bandiera. Non ti dimenticheremo.

Combattenti italiani Ypg