Rojava Resiste
4.3K members
115 photos
1 video
52 links
Canale di informazione sul Vicino e Medio Oriente e solidarietà con la rivoluzione confederale in Siria del Nord
Download Telegram
to view and join the conversation
👁 Focus: come funziona la democrazia radicale confederale?
📖 Il centro di controinformazione Rojava Information Center ha condiviso il suo report ‘Beyond the frontlines - The building of the democratic system in North and East Syria', sul sistema politico confederale.

🗺 Riportiamo qui tre mappe per orientarsi:

🔍 1. Le 7 regioni della Federazione della Siria del Nord-Est e la loro posizione rispetto alla "safe zone" turco-jihadista.

🔁 2. L'organizzazione politica e il modello di 'potere vincolato' della società rivoluzionaria (dalle Comuni ai Co-presidenti, passando per Consiglio democratico che ospita tutte le organizzazioni della società civile e TevDem - il movimento della società democratica).

👥 3. La complessità demografica e politica della Siria del nord-est, smentendo il luogo comune della "rivoluzione curda" o su caratterizzazione etnica.

👉 Il rapporto completo: https://rojavainformationcenter.com/2019/12/report-beyond-the-frontlines/
🗣 RiseUp4Rojava: blocco dei voli turchi a Bergamo, corteo a Napoli.
Attivisti e attiviste della campagna internazionale per la difesa della Rivoluzione confederale, RiseUp4Rojava stanno bloccando da questa mattina gli sportelli del check-in della compagnia aerea turca Pegasus, all’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo (foto 1)

📣 Oggi alle 15 a Napoli corteo in solidarietà con la rivoluzione confederale sotto attacco (foto 2): dopo quasi 80 giorni, la guerra prosegue con oltre 1000 morti, 400mila sfollati, decine di migliaia di feriti, crisi idrica e umanitaria a causa del blocco turco.

✌️ Al fianco della resistenza dei popoli della Siria del Nord e degli internazionalisti presenti: non lasciamoli soli!
❗️Guerra turca alla Siria del Nord: 11° settimana
La battaglia principale si continua a combattere nei pressi di Tel Tamer, dove la Turchia bombarda pesantemente i villaggi vicini non riuscendo a piegare la resistenza SDF via terra. L'offensiva prosegue anche verso Ayn Issa e Manbji: il tentativo turco è quello di aprire il varco verso sud e continuare l'occupazione del Rojava.

🇷🇺 L'autostrada M4 - arteria principale che collega da est a ovest il nord del paese - è stata riaperta dopo che Russia e regime ne avevano preso il controllo quasi completo. Mosca prosegue il tuo patto di sorveglianza militare con Ankara, con pattugliamenti puntualmente contestati dalla popolazione - in particolare a Kobane.

🏴 L'insorgenza jihadista resta costante e mantiene la situazione instabile, con continui attacchi a civili e a membri dell'Amministrazione democratica, in particolare nella zona di Deir Ez Zor. Al fronte le azioni delle cellule dormienti sono per il 70% rivendicate da Daesh, ma è in aumento l'attività di altre sigle o gruppuscoli, più o meno dichiaratamente collegati alla Turchia o a una delle bande jihadiste sue alleate.

🔙 Proseguono le operazioni di svuotamento del campo di al-Hol nell'est della Federazione, che ospitava il grosso dei familiari ISIS e focolaio costante di rivolte da quando è iniziata l'invasione turca. 91 famiglie (338 persone) sono state reinsediate presso i loro villaggi a Deir Ezzor, mentre 200 rifugiati sono rientrati in Iraq.
Guerra turca in Siria del Nord: mappa del 23 dicembre 2019.
📣 Siria del Nord-Est: misure dell'Amministrazione democratica, proteste nella zona occupata, offensiva a Idlib.
🚩 Per far fronte alla crisi economica e all'embargo turco, l'Amministrazione autonoma sta promuovendo iniziative di redistribuzione di medicinali e alimenti, aumentando i salari e combattendo il mercato nero, promuovendo opere di interesse collettivo. "Ora più che mai non possiamo fermare la rivoluzione".

🗣 Le donne di Tel Abyad stanno protestando (foto), chiedendo un ritorno al tenore di vita di cui godevano prima dell'invasione: acqua, elettricità e pane sono ormai scarsi. I rapporti indicano anche che l'uso di hijab viene applicato dalle fazioni jihadiste cui il governo militare turco ha delegato il potere civile.

Secondo diverse fonti locali (da confermare) la principale fazione jihadista siriana (HST, Hay'at Tahrir al-Sham) ha proposto alle SDF di ritirarsi dalle aree occupate turche in Tal Abyad/Girê Sipî e Serêkaniyê e consegnare le loro armi pesanti, in cambio dell'apertura del confine a Jarablus e del permesso di raggiungere Idlib.

Proprio nella sacca jihadista si sta svolgendo da diversi giorni una offensiva aerea e di terra durissima da parte di Mosca e Damasco, che avanzano colpendo anche i campi profughi e i civili ostaggio di entrambe le fazioni. Il quartiere curdo Maksoud di Aleppo resta l'unico corridoio umanitario aperto per permettere agli sfollati di lasciare le zone di combattimento.
La protesta delle donne di Tal Abyad/Gire Spi contro carovita e imposizione del velo da parte dei turco-jihadisti.
❗️Libia: verso la piena regionalizzazione del conflitto
👥 L’invio di soldati turchi in Libia a sostegno del Governo d’Accordo nazionale libico (Gna), sotto assedio da aprile da parte del generale della Cirenaica Haftar, sarà votata dal parlamento di Ankara l'8 o il 9 gennaio.

🇱🇾 Al-Sarraj e il governo di Tripoli non hanno resa ufficiale la richiesta di intervento secondo le clausole dell'accordo con Erdogan, ma si sono detti disposti "a fare tutto il possibile per difendere la popolazione del governo legittimo".

🇹🇳 Il presidente-sultano turco si è mosso in due direzioni: ha incontrato il capo di governo tunisino Kais Saied, il quale si è fatto promotore del processo di pace tra le due fazioni libiche, proponendo modalità di cessate-il-fuoco in accordo con Ankara.

🇷🇺🇹🇷 Di maggior peso geopolitico sono stati però i tre giorni d’incontri a Mosca tra delegati russi e turchi nel corso dei quali si è discusso di Siria e Libia. Sulla questione libica, Russia e Turchia hanno concordato di cooperare per trovare una «rapida soluzione alla crisi del Paese», sebbene il Cremlino sia contrario al dispiegamento di militari turchi.

🏴 La guerra libica sta rapidamente regionalizzandosi e da qui al coinvolgimento internazionale il passo è breve. Anche nelle dichiarazioni della galassia jihadista afro-mediorientale e in particolare di daesh, si è lanciato un appello ad "aprire un secondo fronte internazionale in Libia dopo la Siria".
🇮🇶 Iraq: le proteste di piazza non si fermano, la crisi dello Stato si acuisce
❗️La crisi politica apertasi in Iraq rischia di acuirsi dopo le dimissioni del Presidente Salih (curdo) che si è rifiutato di incaricare il premier designato dalla coalizione parlamentare Assad el-Adani, già governatore di Bassora, perché considerato espressione dell'Iran.

🗣 La rivolta è riesplosa nella settimana 23-29 dicembre, dopo un periodo di relativa calma: a Baghdad le principali arterie sono state bloccate dalle proteste con barricate incendiarie e assalti al quartiere governativo; a Nassiriya gli uffici dell'Organizzazione Badr e del Partito Dawa sono stati incendiati insieme alla casa del Capo del Consiglio provinciale; a Bassora (cuore del movimento sindacale iracheno) sono stati nuovamente bloccati i porti di Umm Qasr e Khor al-Zubair.

🏴 ISIS ha rivendicato numerosi attacchi terroristici e di guerriglia, l'ultimo dei quali a Kirkuk, come parte della campagna di insorgenza "Vendetta per gli Shayk", riferendosi all'ex leader Abu Bakr al-Baghdadi e all'ex portavoce Abu al-Hasan al-Muhajir.
🗣 Nè con gli USA nè con l'Iran: sulla morte di Soleimani
🔍 Chi era il generale Soleimani, tra gli uomini più potenti del Medio Oriente?

👤 Numero 2 del regime, comandante delle forze speciali Al Quds (braccio armato dei Pasdaran iraniani per operazioni segrete all'estero), responsabile dell'organizzazione di milizie e forze politiche conservatrici filo-Teheran nei paesi limitrofi, in particolare in Iraq, Siria (dove ha supportato attivamente Assad nella guerra civile) e Libano.

🇮🇷 Il movimento curdo lo conosce bene, per la violenta repressione operata in Rojhalat (Kurdistan iraniano), dove centinaia sono i civili e i guerriglieri uccisi dalle sue brigate.

🇮🇶🇱🇧 Negli ultimi mesi le milizie sciite irachene PMU, a lui collegate, si sono rese protagoniste dell'attacco ai movimenti di protesta e rivolta in Iraq. Allo stesso modo i pasdaran iraniani hanno appoggiato la repressione di Hezbollah in Libano contro la rivolta popolare anti-confessionale.

🇺🇸❗️Se Washington, Tel Aviv e Ryad esultano, a rimanere schiacciati nella morsa del sistema confessionale voluto dagli USA e dalla minaccia di guerra sono anzitutto i movimenti sociali iracheni che già manifestano contro la nuova militarizzazione del paese voluta da Trump (3000 marines in Kuwait, 750 parà a Baghdad).
🇱🇾🇹🇷 Libia-Turchia: gli obiettivi di Erdogan
Il 2 gennaio il parlamento di Ankara ha votato a favore della missione militare turca in Libia, a sostegno del governo tripolitano di Al Sarraj, secondo l'accordo bilaterale del 27 novembre scorso. Ieri è iniziato il dispiegamento delle truppe di Erdogan a Tripoli.

🎙 Dopo la guerra in Siria del Nord, l'apertura del secondo fronte libico permetterà a Erdogan e al governo AKP-MHP un doppio vantaggio sul fronte interno e sul piano geopolitico: in primis, la mobilitazione nazionalista e l'ulteriore torsione autoritaria, consolidando un consenso eroso dalla pesante crisi economica che vive il paese.

👁 Pilastro fondamentale il tema profughi: l'accordo con Tripoli consegna di fatto ad Ankara il controllo della seconda principale rotta di migranti verso l'Europa - dopo la Siria -, ottenendo il monopolio sulla gestione dei flussi. Oltre a rappresentare un'altra colonia di deportazione per i 4 milioni di profughi presenti in Turchia.

🏴 Il fronte libico è una valvola di sfogo anche per le migliaia di jihadisti alleati di Erdogan, che proprio in Turchia hanno conti correnti, appoggi logistici, armi, sostegno e che risultano sempre più irrequieti verso gli accordi del Sultano con Mosca e Damasco. A combattere per Al Sarraj, cioè per il governo sostenuto da Nazioni Unite (e Italia), andranno i tagliagole delle bande jihadiste di Hay'at Tahrir al-Sham.
❗️Guerra turca alla Siria del Nord: 13° settimana
🚑 La situazione umanitaria rimane disastrosa: oltre 700.000 sono gli sfollati in tutta la zona, di cui 12.000 sfollati interni di Serekaniye nelle scuole di Hasekah, oltre 4000 da Serekaniye nel campo di Washokani (Tuweina), più di 8000 da Ayn Issae Tel Abyad nel campo di Mahmoudli e 1800 da Tel Abyad nel campo di Dahan.

🚹🚺 Nel campo di al Hol restano 68mila rifugiati, nonostante trasferimenti e restituzioni ai propri villaggi di origine, tra Deir Ezzor e l'Iraq. Nel 2019 ci sono stati 511 decessi nel campo, diminuiti fino all'inizio dell'invasione turca e a causa della fine degli aiuti ONU. Aumenta la mortalità infantile, per malnutrizione e freddo (in media 1.5 decessi al giorno da dicembre).

🏴 Daesh ha rivendicato il massacro di 14 persone nella campagna meridionale di Deir Ezzor, nel territorio controllato dall'Esercito arabo siriano (SAA) di Assad: finora l'azione più sanguinosa della sua campagna di rinascita e insorgenza.

Violenti scontri si sono verificati nella prima settimana di gennaio tra esercito turco e SAA, nella campagna di Ayn Issa, per il controllo dell'autostrada M4. L'aviazione turca ha colpito nella serata di ieri obiettivi civili. Si rafforza la presenza USA nei pressi dei pozzi petroliferi di Deir Ezzor. La resistenza sul fronte di Tel Tamer ha inchiodato le forze turco-jihadiste sulle loro posizioni da circa un mese.
✌️DISEGNI PER IL ROJAVA- (Aggiornamento 1)
✏️ Con la partecipazione di Emanuele Giacopetti e La Zecca Tigre il gruppo di autori si è allargato a 15.

🚑 La pubblicazione è finalmente andata in stampa e, grazie a voi, la prima donazione di 700 Euro è stata fatta.

🗣 Il progetto continua, qui per sostenerlo: https://www.vermidirouge.com/prodotto/disegni-per-il-rojava/

📬 Altri aggiornamenti li trovate sul nostro canale Telegram di Rojava Resiste, da far girare e condividere: https://t.me/rojavaresiste
✌️Jin, Jiyan, Azadi: manifestazione con la rivoluzione del Rojava
🗣 SABATO 11 GENNAIO | H15 | BOLOGNA, PIAZZA XX SETTEMBRE

🚩 In ricordo di Sakine, Fidan e Leyla, uccise a Parigi da sicari turchi il 9 gennaio 2013 e per la libertà di Ocalan l’11 gennaio scendiamo nelle strade di Bologna:
📌 per difendere la rivoluzione del Rojava e la rivoluzione delle donne;
📌 per l’autoderminazione dei popoli che vivono in Siria;
📌 per il ritiro dell’esercito turco dalla Siria;
📌 per continuare a promuovere il boicottaggio economico e politico del regime e la solidarietà attiva alle donne e agli uomini che resistono al fascismo di Erdogan;
📌 per costringere l’Italia e l’Europa a cessare la vendita e la fornitura di armi e ogni altra forma di sostegno al regime Turco;
📌 per la pace e la libertà nel nord est della Siria e in tutto il Medioriente
👉https://www.facebook.com/events/1002968526748228/
🇮🇹🇹🇷 Commercio armi Italia-Turchia: gli affari continuano (assieme alla guerra)
🇱🇾 In visita a Istanbul dal suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, 7 gennaio scorso, Di Maio ha sottolineato l'importanza di Ankara per gestire la crisi libica: avallando di fatto l'intervento armato in Libia.

Tre mesi fa, all'inizio dell'invasione della Siria del Nord, prometteva il blocco dei contratti futuri relativi alla vendita di armi tra Italia e Turchia. Ma il decreto non esiste.

🔍 La Farnesina avrebbe declassato il decreto ad atto interno (senza obbligo di pubblicazione) con cui revisionare le autorizzazioni precedenti - senza tuttavia al momento sapere se la revisione è partita o meno.

💣💶 Tra gennaio e settembre 2019 – come riporta un’inchiesta di Beretta e Duccio Facchini per Altraeconomia – sono partite dall’Italia dirette in Turchia armi e munizioni per un valore di 76,2 milioni di euro. Il triplo dello stesso periodo dell’anno precedente (24,9 milioni).

📈 Nel 2018 la voce “autorizzazioni” è arrivata a quota 362,3 milioni, collocando la Turchia al primo posto tra i paesi della Nato e al terzo su scala globale dopo Qatar e Pakistan.
🇹🇷 Due anni di occupazione turca di #Afrin: i numeri della pulizia etnica
La Turchia e le milizie jihadiste hanno attaccato il cantone occidentale nel gennaio 2018. Attualmente la resistenza interna è portata avanti dalle Afrin Liberation Forces, che quasi quotidianamente colpiscono le forze di occupazione.

🗣 Da lì ci arrivano i rapporti interni della resistenza sui numeri accertati dell'occupazione:
543 civili uccisi, di cui 489 in bombardamenti turchi e 54 sotto tortura
Oltre 6000 rapimenti per riscatto e arresti arbitrari, di cui 3300 vittime sono ancora disperse
700 casi di tortura

🙎50 donne uccise, 210 ferite
👥 60 stupri confermati dalle forze sostenute dalla Turchia, compresi i bambini
🚻 10 bambini uccisi in bombardamenti singoli nel dicembre 2019, 41 morti totali in bombardamenti dalla fine dell'operazione
🏴 50 fazioni armate che impongono l'hijab, il matrimonio forzato, il cambiamento demografico

🌳 150.000 alberi di ulivo abbattuti e venduti, 10.000 bruciati
🌿 140 di 300 frantoi saccheggiati
🛢 70.000 tonnellate di olio d'oliva saccheggiate ed esportate in Turchia nel solo 2018
🏚 64 scuole parzialmente o totalmente distrutte
🛐 10 siti religiosi profanati
🛕 17 siti archeologici saccheggiati
🎙 Questa mattina siamo intervenuti ai microfoni di Radio Blackout per parlare della situazione ad #Afrin - di cui ricorre il secondo anniversario dall'inizio dell'occupazione turco-jihadista - e aggiornamenti dalla rivoluzione sotto attacco
👉https://radioblackout.org/2020/01/due-anni-di-occupazione-turca-ad-afrin/
🗣 La lotta dei prigionieri politici in #Turchia
🇧🇪 Nel giorno in cui la Corte di Cassazione di Bruxelles ha confermato la sentenza del tribunale del riesame del marzo 2019 che afferma che il #PKK non è una "organizzazione terroristica”, ma "parte belligerante" in un conflitto armato, la prigioniera politica 47enne Nurcan Bakır si è tolta la vita.

In carcere da 28 anni, si è uccisa per protesta contro le misure repressive nella carceri turche: era stata trasferita contro la sua volontà dal carcere femminile di Gebze nel carcere di Burhaniye, come ritorsione per la sua partecipazione allo sciopero della fame di massa indetto l’anno scorso per protestare contro l’isolamento totale del leader curdo Ocalan e il regime carcerario durissimo imposto ai dissidenti curdi e turchi e ai combattenti del PKK.

🌹 Al suo rilascio definitivo mancavano ancora due anni, e la donna si era quindi rivolta alla Corte di Giustizia Europea per i Diritti Umani affinché, date le gravi condizioni di salute, potesse essere rilasciata prima.
Serkeftin heval!