Rojava Resiste
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Canale di informazione sul Vicino e Medio Oriente e solidarietà con la rivoluzione confederale in Siria del Nord
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Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: SECONDA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. I FUNERALI DELLE VITTIME CAUSATE DAI RAID TURCHI A DERIK

“Lunedì 21 novembre 2022. Dai territori liberati del Rojava. Ieri, lunedì 21 novembre, si è svolto nel cimitero dei martiri di Derik il funerale degli e delle 11 vittime dei bombardamenti turchi nella regione, avvenuti nella notte tra il 19 e il 20 novembre. Si tratta di 11 uomini e donne appartenenti a diverse strutture…
Oggi h18 al Consolato turco di Milano: un altro appuntamento di protesta contro l'aggressione di Erdogan alla Confederazione della Siria del Nord Est.
#rojavaunderattack
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: QUINTA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. MENTRE CONTINUANO I BOMBARDAMENTI TURCHI, MIGLIAIA DI DONNE DEL ROJAVA IN STRADA PER IL 25 NOVEMBRE

Quinta corrispondenza, venerdì 25 novembre 2022, dai territori della Siria del Nord e dell’Est con inviate e inviati di Radio Onda d’Urto, presenti in Rojava, l’area dell’Amministrazione autonomia secondo i principi del confederalismo democratico che la Turchia di Erdogan ha nuovamente aggredito militarmente a partire dalla notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre 2022.…
Intervista alla combattente delle Ypj, Ronahî Tolhildan: «Da Ankara ricevono informazioni e risorse. I mercenari sono alle porte di Raqqa e Manbij. Erdogan vuole invadere e stabilire gli islamisti nelle regioni occupate. Se gli Stati uniti raggiungeranno un accordo con i turchi, si arriverebbe a un nuovo Afghanistan»
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
ROJAVA: SESTA CORRISPONDENZA DI RADIO ONDA D’URTO. TESTIMONIANZA E IMMAGINI DEL BOMBARDAMENTO TURCO A DERIK

Sesta corrispondenza, di domenica 27 novembre 2022, dai territori della Siria del Nord e dell’Est con inviate e inviati di Radio Onda d’Urto, presenti in Rojava, l’area dell’Amministrazione autonomia secondo i principi del confederalismo democratico che la Turchia di Erdogan ha nuovamente aggredito militarmente a partire dalla notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre…
Un attacco armato a Parigi contro il centro culturale curdo della città, azione che ricorda l'attentato avvenuto sempre nella capitale francese nel 2013 a opera dell'intelligence turca contro Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Şaylemez:
https://anfenglishmobile.com/news/aydar-paris-attack-is-an-ankara-centered-operation-64478
Forwarded from Radio Onda D'Urto (radiondadurto)
FRANCIA: ATTACCO CONTRO IL CENTRO CULTURALE CURDO AHMET KAYA. TRE VITTIME, DIVERSI I FERITI.

A Parigi un 69enne di estrema destra, già autore di violenze razziste nel suo passato, contro il centro culturale curdo Ahmet-Kaya di Parigi, nel X arrondissment, in Rue d’Enghien. Colpito anche un ristorante e un parrucchiere, anch’essi frequentati dalla comunità curda. Ci sono 3 morti e 4 feriti, di cui uno in condizioni gravissime. L’autore…
Forwarded from PianoTerra
Testimonianze dal Rojava

27.01, ore 18.30

Un incontro promosso da ReteJin per conversare intorno alla situazione attuale in Kurdistan.

Interverranno Ludovica Intelisano e Michele Borra, corrispondenti per Radio Onda d’Urto dal Rojava, seguirà un piccolo rinfresco.
Per Riccardo Botan, i compagni e le compagne.

Con la scomparsa di Riccardo perdiamo un amico, un heval. Un heval che diversi di noi hanno conosciuto sul campo di battaglia in Siria, altri qui in Italia nel corso degli anni. Dobbiamo molto a lui, che aveva scelto come secondo nome di battaglia Sandokan, dal nome del partigiano della canzone, nel film di Ettore Scola. Al suo coraggio, alla sua dolcezza, alla sua generosità, alla sua sincerità spiazzante ed estrema.

Botan, non hai mai nascosto le tue sofferenze, le hai sempre condivise con noi. In un modo o nell’altro, tutti ci siamo voluti convincere che saremmo andati avanti insieme. Ora dobbiamo fare autocritica. Chiederci che cosa avremmo potuto fare per esserti più vicini e permetterti di stare meglio. Nessuno è esente da questa riflessione, di fronte alla propria coscienza, ciascuno a suo modo.

Abbiamo imparato con te, in Rojava, che l’autocritica è necessaria per una vita libera e per cambiare sé stessi; e che non basta pensare a questo, né parlarne. Non possiamo che prendere sulle nostre spalle la pesantezza di quanto accaduto, individualmente e insieme, e in qualche modo reagire.

Nulla di tutto questo ti riporterà in vita. Nulla di tutto questo potrà mutare le conseguenze della tua decisione. Nulla ci restituirà il tuo sorriso, la tua voce, il tuo sguardo pieno di interrogativi, di curiosità e di richieste di aiuto.

Eri un ragazzo lombardo orientato alla giustizia e alla libertà. Hai voluto stravolgere lo scenario in cui vivevi e partecipare a una rivoluzione lontana. Ti sei arruolato nelle Ypg. Il tuo coraggio durante la liberazione di Tabqa ha sorpreso e stupito chi di noi ti era vicino. La tua presenza nell’offensiva verso Raqqa e nella battaglia all’interno di quella città ha contribuito a uno degli eventi luminosi di questo secolo: la sconfitta di Daesh ad opera delle Forze siriane democratiche.

Non ti sei tirato indietro quando il governo turco ha attaccato la rivoluzione per cui avevi combattuto. Quando alcuni di noi erano a resistere ad Afrin, sei sceso in piazza in Italia contro quell’aggressione. Non ti è bastato. Hai preso un aereo e sei volato in Iraq, hai attraversato il confine con la Siria sperando di poterti unire al tuo amico Orso, alle altre e agli altri nel cantone in guerra. Quando sei arrivato, veniva evacuato e non hai potuto che fare fronte all’immensa ondata di profughi che giungeva da quei territori, tra cui hai visto i volti di alcuni di noi, sopravvissuti a quello scempio. Sei comunque rientrato nelle Ypg. Dopo qualche mese, hai deciso di vestire gli abiti civili per offrire supporto sanitario nella Mezzaluna rossa curda.

Quando sei tornato in Italia, hai vissuto come un affronto le provocazioni giudiziarie che lo stato imbastiva contro altri internazionalisti italiani. Hai supportato in ogni modo chi era sotto procedimento per la sorveglianza speciale, partecipando alle udienze in tribunale, manifestando alla polizia il tuo disprezzo, camminando nelle manifestazioni, partecipando alle assemblee e alle riunioni.

Quando la Turchia ha minacciato una nuova invasione dei territori confederali, non hai nuovamente esitato: per la terza volta hai raggiunto il Rojava e hai vestito l’uniforme delle Ypg, recandoti al fronte. Non ha avuto luogo l’invasione, in quel caso, e tu sei rimasto a contribuire ancora diversi mesi alla rivoluzione, prima di tornare nuovamente in Italia.

Come nei precedenti periodi, hai avuto difficoltà a trovare lavoro e, quando ne trovavi, a tenerlo. Non riuscivi ad accettare il trattamento malsano che capi e capetti riservano in questo paese. Eri una persona orgogliosa. Senza curarti dei privilegiati e dei parassiti che insultano ogni giorno chi rifiuta le umiliazioni e lo sfruttamento, il disgusto e la resistenza che tu – sempre pronto a darti da fare e pieno di capacità – hai opposto ai padroncini che hai fronteggiato si manifesta adesso in tutto il suo significato.
Sei sempre stato pieno di empatia e creatività, pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, poco importa chi fosse, hai sempre avuto un senso morale superiore alla media. Con tutti i difetti che avevi, questo non ti si può negare. La tua vita lo dimostra, e in fondo lo dimostra la stessa difficoltà che hai avuto a stare a questo mondo. Eri inquieto, arrabbiato e hai voluto partire, dopo la Siria, per aiutare i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa. Quando sei tornato la tua inquietudine e la tua rabbia non hanno fatto che aumentare, e con esse una tristezza sempre più profonda.

Quando, negli ultimi mesi, il governo russo ha minacciato di invadere l’Ucraina, hai preso contatto con i gruppi libertari che agivano nella società a Kiev. Quando è iniziata la guerra, pur ormai senza passaporto, sei partito per tentare di unirti a loro. Bloccato e arrestato mentre cercavi di attraversare clandestinamente il confine dall’Ungheria, sei dovuto tornare in Italia.

Ci troviamo ora con questa eredità, l’eredità di una persona che non possiamo che ricordare nella sua grandezza. Non hai mai cercato attenzioni pubbliche, sei sempre rimasto nell’anonimato, dove non hai mai smesso di rifiutare i soprusi verso te e verso gli altri e di agire in concreto la solidarietà tra umani vicini e lontani, in un’epoca dove la prevaricazione è la norma e la solidarietà è considerata impossibile.

Hai difeso i valori delle Ypg al fronte, negli ospedali e tra i profughi, con i tuoi hevalen in Italia. Li hai portati dentro di te per tutta la tua vita. Sei stato sepolto con quella bandiera, la nostra bandiera. Non ti dimenticheremo.

Combattenti italiani Ypg
Forwarded from YPJ Information
#Turkey settles #ISIS families in illegaly occupied land in Northern #Syria

➡️ An in-depth report by Hevdesti/Synergy Association shows evidence on how Turkey illegally settles jihadist families on indigenous Kurdish land

➡️ Since #Turkey & #SNA factions invaded #Afrin, #Serekaniye & #GireSpî, they have “occupied houses after civilians had fled or ultimately forced residents, especially the Kurds, to leave their homes, through threats, extortion, murder, kidnapping, torture & detention”

➡️ The report documents “systematic & repeated patterns of looting & property appropriation”

➡️ Turkish forces & Turkish-backed #SNA, settled at least 55 families in Turkish-occupied #Serekaniye

➡️ The people settled there include #IslamicState families

📃 Read more:
🔗 https://hevdesti.org/en/violations-of-property-rights-in-northern-syria/
Kobane, il film
https://m.youtube.com/watch?v=2KcC7mBpoKo
È disponibile da pochi giorni in streaming (sub eng) il bellissimo e colossale film della battaglia e liberazione di Kobane, realizzata dalla Comune cinematografica del Rojava. Un prodotto artistico che racconta uno degli eventi più importanti degli ultimi anni, troppo rapidamente dimenticato dall'opinione pubblica occidentale.
Buona visione - e diffondiamo nelle scuole, nei cinema e teatri, negli spazi sociali, nei luoghi di cultura e aggregazione!
[aggiornamento] I MORTI SALGONO A 1.350. In Turchia si registrano almeno 912 vittime mentre in Siria un totale di almeno 446 [ANSA].
Alle 11.45 è avvenuta una nuova scossa di magnitudo 7.5

Alle 4:17 del mattino il sud est della Turchia e il nord della Siria, in gran parte a maggioranza curda, sono stati colpiti da un terremoto di magnitudo 7.8 che ha causato, secondo le ultime notizie, la morte di oltre 830 persone.
Nelle province turche come Adana, Malatya, Gaziantep, Diyarbakir, Hatay, Adiyaman, Osmaniye, Sanliurfa e Kahramanmaras, si stima che vi siano almeno 284 mortə e 2.323 feritə; nel nord della Siria, secondo fonti ufficiali, i decessi sono invece 427. Il bilancio delle vittime è purtroppo destinato a salire, come confermano le parole del prefetto di Kahramanmaras, poiché è attualmente impossible determinarne il numero esatto.
Il catastrofico terremoto ha avuto il suo epicentro a Gazantiep; qua e nelle zone limitrofe sono andati distrutti centinaia di edifici, compresi quelli storici, tra cui la Chiesa dell'Annunciazione di Iskenderun e il castello di Gaziantep. Le abitazioni di moltissimə sono ridotte a un cumulo di detriti. Le operazioni di soccorso procedono ininterrottamente, nel tentativo di salvare le migliaia di persone probabilmente ancora intrappolate sotto le macerie.

Come MLRKI ETS, il nostro cuore va a tutte le persone colpite da questa orribile tragedia, alle famiglie che hanno subito la perdita dellə loro carə e allə feritə che necessitano di cure mediche immediate.
Ringraziamo e siamo gratə, inoltre, a tutte le organizzazioni e allə volontariə che da ore stanno duramente e pericolosamente lavorando per fornire aiuto e supporto alle comunità, fornendo un'assistenza indiscriminata.
Nell'attesa di capire come potere renderci utili al meglio e di costruire un'adeguata campagna, vi invitiamo a continuare a monitorare la situazione e a dimostrare il vostro sostegno, donando sin da subito alla nostra associazione. Le popolazioni curda, turca e siriana, e tuttə coloro che sono statə danneggiatə, hanno bisogno del nostro aiuto affinché questa difficile situazione possa essere arginata il prima possibile.

Per fare fronte a questa crisi umanitaria di grandissime proporzioni, la solidarietà e la cooperazione di tuttə risultano cruciali.
TRADUZIONE

Critiche da attivista per i diritti umani: la Turchia continua a bombardare le aree curde nonostante il terremoto

Gli effetti del terremoto nella zona di confine turco-siriana tengono con il fiato sospeso la popolazione. Nonostante la catastrofe umanitaria, l'esercito turco non sembra rifuggire dal bombardare le aree controllate dai curdi nel nord della Siria. L'attivista per i diritti umani Kamal Sido fa appello ai Paesi Nato.

Secondo gli attivisti per i diritti umani, i terremoti nell'area di confine turco-siriana non hanno impedito all'esercito turco di bombardare le aree controllate dai curdi nel nord della Siria. Nella notte di martedì, la Turchia ha attaccato l'area intorno a Tal Rifaat che è stata colpita dal terremoto, ha detto l'esperto di Medio Oriente presso la Società per i popoli minacciati, Kamal Sido. I rifugiati curdi della regione di Afrin hanno trovato rifugio in questa zona a nord della città di Aleppo. “È scandaloso che uno stato della NATO aggravi intenzionalmente una catastrofe umanitaria. Non c'è una parola di critica da parte di altri paesi della NATO".

Gli anni di blocco delle aree controllate dai curdi nel nord della Siria da parte della Turchia e dei suoi partner occidentali hanno peggiorato ulteriormente la situazione nelle aree terremotate. "L'intero sistema sanitario era già in rovina a causa della guerra civile in corso e degli attacchi siriani e russi", ha detto. Ora molti feriti non potevano essere curati. La Turchia ha tenuto chiusi i valichi di frontiera nelle aree curde della Siria settentrionale per i rifornimenti umanitari. “Questi confini sono sempre stati aperti ai combattenti islamisti e alle armi moderne. Ora i rifornimenti umanitari per la Siria settentrionale e per l'intera Siria devono finalmente essere fatti passare", ha affermato Sido.

Il governo federale deve lavorare in tal senso. Finora, per rispetto nei confronti della Turchia, partner della NATO, non ha consentito aiuti umanitari alle aree popolate dai curdi. Il ministro degli Esteri Annalena Baerbock (Verdi) ha appoggiato le richieste dell'Associazione per i popoli minacciati. Martedì, in una conferenza stampa a Berlino, Baerbock ha chiesto "l'accesso umanitario per la Siria". Riferendosi al sovrano siriano Bashar al-Assad, ha affermato che le vittime del terremoto in Siria "non possono sperare in alcun aiuto sotto il regime di Assad".
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#Turchia/Nord #Kurdistan
Nella famigerata prigione di massima sicurezza di Amed/Diyarbakir e nella prigione di Hatay sono scoppiate delle rivolte, i detenuti chiedono di avere notizie delle proprie famiglie colpite dal #terremoto.
Al momento il bilancio è di 3 prigionieri uccisi.
Forwarded from Rete Kurdistan Italia
⚠️Domani 11 Febbraio 2023 alle 14.30 è prevista una manifestazione nazionale a Roma con partenza da Piazza Esquilino, indetta da Retekurdistan, Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, comunità curda in Italia e dal comitato “Il tempo è arrivato – Libertà per Ocalan”.
 
La manifestazione è stata indetta nell’anniversario della cattura del leader del popolo curdo Abdullah Ocalan avvenuta nel 1999, allo scopo di protestare contro l’isolamento e le condizioni inaccettabili a cui Ocalan e tutti prigionieri politici in Turchia sono sottoposti. Di Ocalan non si hanno notizie da ormai due anni così come non si hanno notizie degli altri tre detenuti in isolamento nello stesso carcere. Il terremoto che ha colpito i popoli di Kurdistan, Turchia e Siria la mattina del 6 Febbraio ha fino ad ora provocato più di 20mila vittime, causando una catastrofe umanitaria in un’area già duramente provata da guerra, crisi economica e sconvolgimenti politici, di cui il popolo curdo è una delle principali vittime. Il governo turco fino ad ora non è stato in grado di inviare mezzi e personale di soccorso a sufficienza per salvare le persone intrappolate sotto le macerie, di fronte alle proteste della popolazione, ha risposto limitando l’accesso ai social media e dichiarando un coprifuoco che impedisce a squadre di soccorso, volontari umanitari e giornalisti di raggiungere le aree del sisma. In questo contesto non si hanno notizie delle condizioni dei detenuti nelle numerose carceri situate nelle aree colpite dal sisma, fatta eccezione per delle rivolte avvenute nelle prigioni di alta sicurezza di Amed e Hatay, la cui la repressione ha provocato 3 vittime tra i prigionieri.
 
Per queste ragioni rinnoviamo l’invito a tutti i singoli, le associazioni e le organizzazioni solidali con il popolo curdo a scendere in piazza domani per chiedere la fine dell’isolamento per Abdullah Ocalan e amnistia per i detenuti politici, per arrivare ad una pace giusta per il popolo curdo.
 
La Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia, che da anni lavora per garantire assistenza sanitaria e sociale in Kurdistan, sarà in piazza per sostenere queste rivendicazioni e per permettere alle persone che vogliono contribuire, di informarsi sui numerosi progetti che la mezzaluna porta avanti in Nord Kurdistan/Turchia, Shengal e in Rojava, nonché di donare per sostenere la raccolta fondi d’emergenza lanciata per portare immediatamente aiuti alle popolazioni colpite dal sisma.

Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia
Terremoto nelle aree curde della Turchia e nella Siria.

Come attivarsi e supportare le popolazioni – Comunicato di Staffetta sanitaria

gestione 10 Febbraio 2023

Aumenta senza sosta il conto delle vittime di questa immane tragedia che ha colpito popolazioni già gravemente soggette a condizioni di vita estreme a causa di repressione o di una guerra ormai più che decennale.

Oltre alle “cause naturali”, emergono sempre più le concause umane che hanno contribuito ad amplificarne gli effetti, come in Turchia dove si è costruito selvaggiamente o come in Siria dove l’embargo di USA e UE ha stremato la popolazione ed ora rende estremamente difficile l’arrivo di aiuti umanitari, nella misura necessaria.

Il “circo politico-mediatico” si è intanto risvegliato con la consueta gara, a favore di telecamere,  di persone e cargo in partenza. Ci giungono invece notizie dalle comunità locali che i soccorritori lavorano con pochi mezzi, che molte località non sono state ancora raggiunte e soprattutto che i convogli di aiuti umanitari vengono bloccati ed i beni sequestrati dall’Agenzia governativa turca AFAD che ne vuole fare un uso politico-discrezionale, mentre le persone aspettano al gelo quantomeno coperte e viveri alimentari. Naturalmente nel frattempo il sultano arresta giornalisti, geologi, chiude Twitter, dichiara lo stato di emergenza e già prospetta uno slittamento delle elezioni.

Quindi, sconsigliamo di raccogliere beni da inviare e su invito della Comunità curda invitiamo tutt@ ad adoperarsi inviando sottoscrizioni alla MEZZALUNA ROSSA KURDISTAN ITALIA / IBAN: IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236 Causale Terremoto.

I volontari che volessero recarsi in Turchia devono inviare una mail a lokmansazan@gmail.com .per informazioni sulla situazione e il coordinanento delle attività.

Soprattutto, invitiamo tutt@ ad avviare anche autonomamente iniziative collettive di sottoscrizione ed a impegnarsi perchè la solidarietà dal basso si attivi per far arrivare direttamente gli aiuti e perchè la solidarietà duri per il tempo necessario.

Staffetta sanitaria invita a sottoscrivere per MezzaLuna rossa Kurdistan Italia e si impegna a portare avanti iniziative complementari che coinvolgeranno spazi sociali, movimenti e soggettività solidali. Idee  e proposte ed un supporto concreto sono graditi.

Fonte
http://www.staffettasanitaria-rojava.it/2023/02/10/terremoto-nelle-aree-curde-della-turchia-e-nella-siria-come-attivarsi-e-supportare-le-popolazioni-comunicato-di-staffetta-sanitaria/
Forwarded from Rete Kurdistan Italia
AGGIORNAMENTO DELLA SETTIMANA

🔗Continua la repressione dei giornalisti impegnati nelle aree del sisma: Mahmut Altıntaş, giornalista dell'Agenzia Mezopotamya (MA), e Sema Çağlak, giornalista di JINNEWS, sono stati arrestati mercoledì mentre coprivano le conseguenze del terremoto a Birecik e a Urfa. I due cronisti stavano raccogliendo informazioni sui lavori di soccorso in corso in un edificio crollato dove erano stati trovati 21 morti, quando sono stati raggiunti dalla polizia che li ha aggrediti e arrestati e rilasciati dopo un interrogatorio. Al momento sono 63 i giornalisti trattenuti o denunciati, innumerevoli quelli allontanati dalle aree del sisma. Il leader del partito di governo MHP Devlet Behçeli ha affermato che coloro che si raccontano dell'incapacità dell'istituzione statale di fornire in tempo soccorso hanno "sangue corrotto", "mancano di carattere" e sono "miserabili collaborazionisti di potenze straniere posizionate all'interno della prima linea dell'occupazione interna".

‼️Nel frattempo le squadre di soccorritori di Austria, Germania, Israele e Spagna hanno interrotto le operazioni e lasceranno la Turchia. Le prime tre hanno dichiarato che per “ragioni di sicurezza” non ci sono le condizioni necessarie per operare nel paese; i soccorritori spagnoli invece hanno dichiarato il ritiro dalle operazione perché lo stato turco ha deciso di iniziare a rimuovere le macerie usando mezzi pesanti anche laddove ci sono ancora persone vive, il che equivale a condannare queste a morte.

Il convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa curda è ancora bloccato al confine informale tra la zona autonoma siriana nord-orientale e l'area del regime. Il governo di Damasco continua a negare all'organizzazione umanitaria l'accesso alla zona terremotata, anche se numerose persone sono in attesa di aiuto. Inizialmente, metà delle merci e almeno un'ambulanza dovevano essere consegnate al regime come condizione per proseguire il viaggio, ma Damasco ora chiede che l'intero convoglio sia consegnato alla Mezzaluna Rossa Araba Siriana (Sarc). "Questo è inaccettabile per noi", ha detto Fee Baumann, che coordina il convoglio di aiuti di Heyva Sor. "Sappiamo quanto la SARC lavori a stretto contatto con il regime e sappiamo anche che molto probabilmente i nostri aiuti non arriveranno dove devono andare se li consegniamo".

🗣️Dal 9 Febbraio Il Consiglio esecutivo del KCK ha deciso di interrompere tutte le azioni militari e ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale a tutte le forze militari e all'opinione pubblica. La decisione è stata presa per sostenere la solidarietà reciproca dei popoli del Kurdistan e della Turchia nelle condizioni straordinarie causate dal terremoto, per salvare persone ancora vive sotto le macerie, e per facilitare il recupero dei corpi intrappolati. Nella dichiarazione il co-presidente del consiglio esecutivo del KCK ha detto: "Non intendiamo aggiungere dolore al dolore, abbiamo deciso di non agire a meno che lo Stato turco non ci attacchi. La nostra decisione sarà valida fino a quando il dolore della nostra gente non sarà alleviato e le loro ferite non saranno guarite”.