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Sigle e organizzazioni del movimento di liberazione curdo

Pubblichiamo oggi un denso contributo utile a orientarsi nella selva di sigle e acronimi della vicenda curda..

Principali sigle e organizzazioni del movimento di liberazione curdo

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01. Bakur (Turchia)

I curdi rappresentano tra il 20% e il 30% della popolazione della Turchia, circa 20 milioni di persone che si concentrano principalmente nel sud-est del Paese. Una panoramica delle sigle che oggi nel Bakur costituiscono il movimento di liberazione curdo non può che cominciare dal PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan, Partiya Karkerên Kurdistanê), fondato nel 1978 da Abdullah Öcalan. Nato originariamente come organizzazione marxista-leninista con l’obiettivo di costituire uno Stato curdo indipendente e socialista tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, dopo il colpo di Stato del 1980 in Turchia il PKK si diede una struttura clandestina approfittando dell’ospitalità siriana. A partire dal 1984 diede vita ad un’intensa lotta armata che dalle campagne del Bakur si estese ben presto anche alle aree urbane fino a raggiungere negli anni ’90 le dimensioni di una vera e propria guerra civile. Dopo l’espulsione dei guerriglieri dalla Siria a seguito delle pressioni turche, Öcalan cercò protezione in Europa avviando una campagna per la soluzione politica della questione curda, ma venne arrestato nel gennaio del 1999 dalle autorità turche. Dal carcere il leader curdo, attingendo a piene mani dal bagaglio teorico e pratico del socialismo libertario, approfondì un processo di revisione ideologica già in corso approdando a metà degli anni 2000 al nuovo paradigma del confederalismo democratico. Ne emerge un’originale proposta politica per tutto il Medio Oriente che, all’interno dei confini degli Stati esistenti, promuove una confederazione di comunità locali autonome e autogovernate assemblearmente con l’obiettivo di costruire una “democrazia senza Stato”. Contribuiscono a questa prospettiva di liberazione della società dallo Stato inteso come cristallizzazione dell’oppressione di classe, della sopraffazione di genere e dello sfruttamento ambientale, le istanze libertarie e ugualitarie dell’originaria radice socialista, del municipalismo, dell’ecologia sociale, della democrazia diretta, del femminismo, e in particolare il pensiero del filosofo americano Murray Bookchin.

Approfondendo i nessi tra la nascita dello Stato e l’istituzione del potere patriarcale, il movimento di liberazione curdo creò una propria visione femminista denominata “Jinologia” (da Jin, “donna”), una “scienza delle donne” intesa come forma di conoscenza femminile, spesso definita dalle stesse attiviste come un “femminismo oltre lo Stato-nazione”.

A seguito del cambio di paradigma – destinato a far perdere al movimento di liberazione curdo ogni connotazione “nazionale” – l’attività del partito viene rilanciata nel 2005 attraverso un congresso di rifondazione sulle montagne di Qandil (Kurdistan iracheno) dove ha stabilito il proprio quartier generale l’HPG (Forze di protezione del popolo, Hêzên Parastina Gel), braccio armato del PKK nato sulle ceneri della vecchia struttura, più simile a quella di un esercito guerrigliero con compiti “novecenteschi”, chiamata ARGK (Esercito popolare di liberazione del Kurdistan, Arteshen Rizgariya Gelli Kurdistan). L’HPG ha anche delle unità esclusivamente femminili organizzate nel YJA-Star (Unità delle donne libere, Yekîneyên Jinên Azad ên Star).
È però il KCK (Unione delle comunità del Kurdistan, Koma Civakên Kurdistan) lo strumento che il PKK appronta per la messa in pratica delle nuove idee del confederalismo democratico. Si tratta di una struttura di coordinamento delle realtà politiche e sociali che, ai quattro angoli del Kurdistan, adottano come paradigma di riferimento teorico il confederalismo democratico, a cominciare dai partiti: oltre al PKK in Turchia, il PYD in Siria, il PJAK in Iran e il PÇDK in Iraq, assieme alle varie strutture di autodifesa e organizzazioni di massa afferenti a tali sigle. Lo scopo dell’organizzazione è quella di implementare il sistema del confederalismo democratico pensato da Öcalan e di creare le strutture di base per metterlo in pratica.
Nel marzo del 2013, durante le celebrazione del Newroz (il capodanno curdo, tradizionale giornata di festa e lotta) a Diyarbakir, un messaggio di Öcalan annuncia il cessate il fuoco del PKK, precondizione per una trattativa di pace con lo Stato turco. La trattativa si è però ben presto impantanata in un nulla di fatto, e la tregua è stata rotta a metà del 2015 con il progressivo coinvolgimento – militare e politico – della Turchia nello scacchiere siriano, con evidenti obiettivi anche di politica interna.

Il movimento di liberazione curdo nel Bakur riconosce generalmente come proprio rappresentante politico nelle istituzioni della Repubblica di Turchia l’HDP (Partito democratico dei popoli, Halkların Demokratik Partisi), fondato nel 2012 come partito di sinistra radicale che sostiene l’autodeterminazione del popolo curdo. L’HDP è un partito socialista, democratico, anticapitalista, laico, femminista ed ecologista; propugna l’autogoverno delle comunità all’interno della Repubblica di Turchia e il riconoscimento dei diritti delle minoranze etniche e religiose, delle donne e delle persone LGBT, sostenendo la necessità di una generale democratizzazione dello Stato turco. Presenta i propri candidati alle elezioni in tutta la Turchia ad ogni livello. Nel Bakur è evidente la filiazione del partito con la storia del movimento di liberazione curdo e, in particolare, con le sue espressioni partitiche che, almeno sin dall’inizio degli anni ’90, vennero tutte sciolte dalla Corte costituzionale turca con l’accusa di separatismo e di legami col PKK. Il più diretto precursore dell’HDP è il BDP (Partito della pace e della democrazia, Barış ve Demokrasi Partisi), fondato nel 2008; nel 2014 cambiò il suo nome in DBP (Partito delle regioni democratiche, Demokratik Bölgeler Partisi,) recependo così anche nominalmente l’adozione del confederalismo democratico. Tale partito, ancora attivo, agisce come “partito fratello” dell’HDP limitatamente al livello regionale e amministrativo: presenta quindi i propri candidati nelle tornate elettorali locali solo in territorio curdo. Attualmente l’HDP è guidato dai co-segretari Selahattin Demirtaş (curdo, ex esponente del BDP) e Figen Yüksekdağ (turca, proveniente dall’ESP, Ezilenlerin Sosyalist Partisi, Partito socialista degli oppressi). Malgrado gli ottimi successi elettorali del 2015, che hanno permesso all’HDP di entrare in Parlamento con una significativa rappresentanza, la ripresa delle ostilità tra PKK e Stato turco ha ristretto gli spazi di manovra politica del partito, tra i bersagli della “strategia della tensione” governativa e della repressione di Stato.
La storia del movimento di liberazione delle donne curde nel Bakur è lunga e complessa: anche in questo caso un punto di svolta è rappresentato dall’assunzione delle nuove idee del confederalismo democratico. Nel 2005 la nuova sigla KJB (Alto consiglio delle donne, Koma Jinên Bilind), ribattezzata nel 2014 KJK (Consiglio delle donne del Kurdistan, Komalên Jinên Kurdistan), ha cercato di coordinare le esperienze organizzative già esistenti nei vari settori insistendo su un modello confederale di organizzazione sociale. In particolare, la formazione ideologica e politica è curata dal PAJK (Partito per la liberazione delle donne del Kurdistan, Partîya Azadîya Jin a Kurdistan), il lavoro politico e sociale quotidiano viene organizzato dal YJA (Unione delle donne libere, Yekitiyên Jinên Azad), mentre la già citata struttura guerrigliera YJA-Star si occupa dell’autodifesa. Attualmente l’organizzazione femminista più nota nella galassia del movimento curdo in Bakur è il KJA (Congresso delle donne libere, Kongreya Jinên Azad).

Figlio delle nuove tensioni serpeggianti nella società curda, specialmente nei settori giovanili e urbani del Bakur, è invece lo YDG-H (Movimento patriottico rivoluzionario giovanile, Yurtsever Devrimci Gençlik Hareketi), organizzazione nata nel 2013 con azioni di controllo del territorio intese come pratiche di autonomia sull’esempio del Rojava siriano. Il progressivo allontanamento di una soluzione politica della questione curda e il crescente autoritarismo nella gestione del potere dell’AKP di Erdoğan ha portato a una sempre più vistosa, organizzata e capillare presenza del movimento nei centri urbani del Bakur con l’effetto di contendere allo Stato turco il controllo del territorio del Sud-Est del paese. L’ala femminile del movimento è chiamata YDGK-H (Movimento delle giovani donne patriottiche rivoluzionarie, Yurtsever Devrimci Genç Kadın Hareketi), attiva nel contrastare fenomeni quali lo sfruttamento della prostituzione e i matrimoni forzati.

A partire dalla metà del 2015, col via via sempre più definitivo collasso del processo di pace turco-curdo, lo YDG-H radicalizzò ulteriormente le proprie pratiche liberando interi quartieri delle principali città del Bakur dove, protetti da barricate, trincee e checkpoints difesi da militanti armati, vennero attivate istanze di autogoverno che si affrettarono a dichiarare l’autonomia da Ankara, non infrequentemente sostenute dalle amministrazioni dell’HDP. Le “zone liberate” subiranno nei mesi successivi i “coprifuoco” imposti dallo Stato turco, veri e propri assedi militari atti a stroncare sul nascere questi esperimenti di autogoverno per riprendere il controllo del territorio. Alla fine del 2015 le varie unità locali dello YDG-H si sciolsero nelle YPS (Unità di protezione dei civili, Yekîneyên Parastina Sivîl), forze di autodifesa sorte nelle città del Bakur sottoposte a coprifuoco, il cui nome ricorda l’esempio siriano delle YPG. All’inizio del 2016 vengono costituite anche le brigate femminili YPS-Jin (Unità di protezione dei civili – Donne, Yekîneyên Parastina Sivîl a Jin). Le unità di autodifesa sosterranno militarmente gli scontri più duri con l’esercito e le forze speciali turche: interi quartieri (tra cui Sur, centro storico di Diyarbakir) e numerose città vennero pressocché completamente rase al suolo nel tentativo di stanare i militanti curdi, che dimostrarono in molti casi una strenua resistenza (come a Nusaybin, bombardata anche dall’aviazione). L’esercito turco procedette nelle operazioni militari con estrema brutalità e disprezzo della vita della popolazione civile, come testimoniano i massacri di civili inermi avvenuti a Cizre. Attualmente la guerra civile nel Bakur è ancora in corso e periodicamente città e villaggi vengono sottoposti a “coprifuoco” che coprono operazioni militari di bonifica dei militanti curdi.
Benché non si abbiano informazioni certe su questa organizzazione, possiamo descrivere i TAK (Falchi della libertà del Kurdistan, Teyrêbazên Azadiya Kurdistan) come un gruppo armato che ha fatto la sua prima apparizione nel 2004 presentandosi come scissione del PKK. Si richiama genericamente alla lotta per la liberazione del popolo curdo e riconosce in qualche modo l’autorità di Öcalan, tanto da rispettare il cessate il fuoco nel periodo 2013-2015. Dal punto di vista operativo si differenzia dal PKK/HPG perché il gruppo ritiene legittimo colpire obiettivi civili come forma di pressione contro lo Stato turco. Dal 2006 ha apertamente criticato i caratteri eccessivamente “umanitari” della strategia militare del PKK, visti come inadeguati e “passivi” rispetto alle esigenze della lotta.

Merita un accenno anche il gruppo islamista radicale sunnita Hizbullah (il “partito di Dio” – questo il significato letterale del nome – citato nella Sura V del Corano, unico elemento comune col più celebre movimento sciita libanese omonimo) che dagli anni ’90 fino ad oggi nel Bakur ha avuto la funzione di squadraccia di contenimento all’avanzata del movimento di liberazione curdo. Si tratta di un gruppo militante che, in combutta col “deep State” e con le autorità turche, si è spesso scontrato nelle principali piazze del Bakur con gli attivisti delle organizzazioni afferenti al movimento di liberazione curdo. Ha anche cercato, con scarso successo, di darsi un’organizzazione più spiccatamente politica fondando il partito Hüda-Par (abbreviazione di Hür Dava Partisi, “Partito della libera causa”, il cui significato è associabile al “partito di Dio”, Hizbullah, illegale in Turchia), fallendo però nel tentativo di presentarsi come competitor politico dei partiti filo-curdi associando a una piattaforma esplicitamente di estrema destra anche una forma di riconoscimento dei diritti della minoranza curda.
In breve:

ARGK: Esercito popolare di liberazione del Kurdistan, vecchio nome dell’HPG.

BDP: Partito della pace e della democrazia, cambiò nome in DBP.

DBP: Partito delle regioni democratiche, “partito fratello” dell’HDP limitatamente al livello locale e amministrativo.

HDP: Partito democratico dei popoli, è il partito della sinistra filo-curda, rappresentante del movimento di liberazione curdo nelle istituzioni della Repubblica di Turchia.

Hizbullah: squadracce islamiste create per contenere l’avanzata del movimento di liberazione curdo.

Hüda-Par: Partito della libera causa, braccio politico di Hizbullah.

HPG: Forze di protezione del popolo, forza guerrigliera del PKK con base sui monti Qandil.

KCK: Unione delle comunità del Kurdistan, coordinamento delle strutture che sostengono il confederalismo democratico in Kurdistan.
KJA: Congresso delle donne libere, organizzazione di base delle donne curde nel Bakur.
KJB: Alto consiglio delle donne, struttura di coordinamento per le organizzazioni femminili curde esistenti dopo l’adozione del confederalismo democratico.
KJK: Consiglio delle donne del Kurdistan, nuovo nome del KJB.

PAJK: Partito per la liberazione delle donne del Kurdistan, cura la formazione ideologica e politica delle donne.

PKK: Partito dei lavoratori del Kurdistan, è l’organizzazione politico-militare fondata da Abdullah Ocalan nel 1978.

TAK: Falchi della libertà del Kurdistan, gruppo armato nato come scissione del PKK, dalla differente strategia militare.

YDG-H: Movimento patriottico rivoluzionario giovanile, movimento autonomo giovanile e urbano, liberò interi quartieri per impiantare forme di autogoverno sull’esempio del Rojava.

YDGK-H: Movimento delle giovani donne patriottiche rivoluzionarie, ala femminile dello YDG-H.
YJA: Unione delle donne libere, era l’organizzazione sociale e politica del movimento delle donne curde.

YJA-Star: Unità delle donne libere, ala femminile dell’HPG.

YPS: Unità di protezione dei civili, milizia nata dallo YDG-H per difendere le zone liberate dalla riconquista turca.

YPS-Jin: milizia femminile delle YPS.

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02. Bashur (Iraq)

La zona dell’Iraq abitata in maggioranza dai curdi è il nord-est del Paese. Dalla fine della prima guerra del Golfo (1990-91), a coronamento di una lunga e complessa vicenda di lotta per l’autodeterminazione, esiste una “Regione autonoma del Kurdistan”, entità federale della Repubblica dell’Iraq e sua unica regione autonoma. La popolazione totale stimata, all’interno dei mutevoli confini della Regione, è di 5 milioni e mezzo di persone. Il suo governo – e a volte anche, impropriamente, la stessa Regione autonoma – è indicato con la sigla inglese KRG (Governo regionale del Kurdistan, Kurdistan Regional Government, in curdo Hikûmetî Herêmî Kurdistan) che ha sede, così come il Parlamento regionale, a Erbil. Le forze armate della Regione sono chiamate ufficialmente Peshmerga (pīs mergah, “di fronte alla morte”, “che fronteggia la morte”), termine che storicamente indica i combattenti per la libertà del popolo curdo, soprattutto in Iraq e Iran. E’ bene ricordare che, per evitare sovrapposizioni indesiderate, i combattenti del PKK sono invece chiamati, su indicazione stessa dei militanti, coi termini gerilla o partizani (rispettivamente “guerriglieri” e “partigiani”).

Dalla sua nascita, il KRG è governato da una coalizione che comprende i due maggiori partiti curdo-iracheni, eredi della lunga lotta di liberazione curda dal giogo dei regimi via via succedutisi in Iraq, da quello nazionalista che nel 1958 rovesciò la monarchia hashemita, a quello guidato dal partito Ba’ath capeggiato dal 1979 da Saddam Hussein.
Il KDP (o PDK, Partito democratico del Kurdistan, Partiya Demokrat a Kurdistanê), fondato nel 1946 durante la Repubblica di Mahabad, è tutt’ora il maggiore partito della Regione. E’ l’erede dell’epica lotta di liberazione durata un decennio (1961-70) guidata dal carismatico Molla Mustafa Barzani, che riuscì a riunire sotto la sua leadership – non priva di elementi autoritari e socialmente retrivi il movimento di liberazione curdo dell’epoca. Attualmente il KPD, partito mai definito ideologicamente con contorni netti, ma nella prassi conservatore, filo-occidentale (in particolare è vicino alla Turchia) e da sempre ben impiantato nella base tradizionalista della società curda, è guidato dal figlio di Mustafa, Massoud Barzani, presidente del KRG dal 2005.

Nel 1975, in polemica con la direzione tribale, personalistica e conservatrice del KDP che aveva portato al fallimento degli accordi sull’istituzione di una regione autonoma curda a cui la guerriglia aveva costretto il governo iracheno, alcuni gruppi socialisti e nazionalisti di sinistra, forti soprattutto tra il ceto intellettuale urbano, ruppero con Barzani fondando la coalizione denominata PUK (o UPK, Unione patriottica del Kurdistan, Yekîtiya Nîştimanî ya Kurdistanê). La formazione, guidata oggi come ieri da Jalal Talabani, proseguì la lotta armata al regime ba’athista iracheno affiancando le proprie truppe guerrigliere a quelle barzaniste, non senza duri momenti di contrapposizione armata tra le varie fazioni che giunsero, soprattutto negli anni ’90, a una vera e propria guerra civile inter-curda. Il PUK si è riorganizzato come partito politico unitario di ispirazione socialista nel 1992, quando gli sviluppi della prima guerra del Golfo crearono le condizioni per la creazione di una Regione autonoma curda nel nord-est iracheno. Talabani, chiamato familiarmente “Mam Jalal” (“Zio Jalal”), è stato inoltre presidente dell’Iraq dal 2005 al 2014.

L’egemonia dei due maggiori partiti curdo-iracheni nelle varie aree geografiche del Bashur ricalca il tradizionale radicamento clanico e sociale dei loro leader, uscito peraltro cristallizzato dagli scontri armati tra le due organizzazioni negli anni ’90: nel nord – e in particolare a Erbil e a Dohuk – primeggia il KDP di Barzani, mentre nella parte meridionale il PUK di Talabani, forte soprattutto a Sulaymaniyah e Kirkuk. Questa forte polarizzazione tra i due principali partiti è ben visibile anche nelle strutture istituzionali del KRG, a cominciare dalle truppe peshmerga leali all’uno o all’altro partito, spesso proprio sulle basi geografiche indicate, come nel caso della gendarmeria Zerevani (o Zervani, che in curdo significa “Dorato”), istituite dal Ministero dell’interno e quindi allineate al KDP, o le truppe scelte antiterrorismo Dizha Tiror (“Controterrorismo”), affiliate dal PUK. Esistono anche truppe Peshmerga controllate a livello centrale dal KRG, presso il quale è pure istituito un ministero ad hoc. Stessa “lottizzazione” si ha anche nel settore dell’intelligence, dove l’agenzia di informazioni Parastin u Zanyari (“Protezione e informazione”) altro non è che l’unione delle “polizie di partito” di KDP e PUK (chiamate rispettivamente Parastin e Zanyari per l’appunto), alla quale è stata affiancata l’agenzia centrale Asayish (“Sicurezza”).

In aperta critica alla perdurante stagnazione politica nella quale si è impantanata l’azione di governo di KDP e PUK dopo la creazione della Regione autonoma, nel 2006 Nawshirwan Mustafa – ex esponente di primo piano del PUK, accademico, popolare comandante guerrigliero e imprenditore – ha fondato Gorran (“Cambiamento”, più propriamente Bizûtinewey‌ Gorran, Movimento per il cambiamento, o anche Lîstî Gorran, Lista per il cambiamento), che alle elezioni del 2009 si è accreditata come opposizione anche numericamente credibile al duopolio KDP-PUK. Gorran – vista come forza giovane e dinamica, seducente soprattutto per l’elettorato che anche per ragioni anagrafiche non ha vissuto direttamente l’epopea della lotta armata per l’autogoverno curdo – ha avuto buon gioco a scagliarsi con veemenza contro corruzione, nepotismo, favoritismi clientelari, spartizione politica dei centri di potere – tutti tratti caratteristici del governo KDP-PUK – in favore di una modernizzazione delle istituzioni curdo-irachene e una maggiore trasparenza e apertura nel funzionamento del KRG. Nel 2011 Gorran ha capeggiato durissime proteste antigovernative di piazza, rinnovate nel 2015 con l’esplicito intento – non raggiunto – di detronizzare Barzani. A maggio del 2016, nella roccaforte di Sulaymaniyah conquistata elettoralmente da Gorran, il partito di Mustafa ha firmato un accordo di cooperazione col PUK.

La formazione politica che, nella Regione autonoma del Kurdistan, fa riferimento al confederalismo democratico è il PÇDK (Partito per una soluzione democratica per il Kurdistan, Partî Çareserî Dîmukratî Kurdistan), largamente minoritario e grandemente osteggiato dalle autorità curdo-irachene. Come già ricordato, il PKK mantiene il proprio quartier generale così come le principali basi del proprio braccio armato HPG/YJA-Star nella zona montuosa di Qandil, proprio in territorio curdo-iracheno e in prossimità del confine con l’Iran. Anche i guerriglieri legati al PJAK hanno sede a Qandil.

Nel Bashur esiste anche una galassia islamista discretamente rappresentata nel Parlamento curdo-iracheno, dove siedono eletti del KIU, noto anche come Yekgirtû (“Unione”, il cui nome completo è Unione islamica del Kurdistan, Yekgirtûy islâmî Kurdistân‎), affiliata ai Fratelli musulmani, e del IGK (Gruppo islamico del Kurdistan, Komelî Îslamî Kurdistân), scissione del longevo IMK (Movimento islamico del Kurdistan, Bizûtinewey Îslamî le Kurdistan), fondato nel 1979.

La questione della popolazione Yazidi (Ēzidi), una minoranza religiosa non musulmana di etnia curda che abita prevalentemente la zona montuosa di Sinjar (o Şengal), riveste una certa importanza per la politica interna del Bashur, almeno da quando, nell’agosto del 2014, un’offensiva dell’ISIS ha portato alla conquista della città di Sinjar anche grazie all’arrendevole comportamento dei Peshmerga del KRG. Allora la guerriglia legata al PKK, spalleggiata dalle YPG che sconfinarono in territorio iracheno, intervenne aiutando la popolazione civile a sfollare, mettendola così in salvo dai massacri. Gli Yazidi rimasti, decisi a combattere ISIS, vennero formati politicamente e militarmente dallo stesso PKK per poi essere inquadrati nelle YBŞ (Unità di resistenza di Sinjar, Yekîneyên Berxwedana Şengalê), poi affiancate dalle unità femminili YJÊ (Unità delle donne dell’Ezidkhan, Yekinêyen Jinên Êzidxan, precedentemente note come YPJ-Sinjar o YJŞ, Unità di protezione delle donne di Sinjar, Yekîneyên Parastina Jin ê Şengalê). Anche attraverso l’organizzazione politica TEVDA (Movimento Yazidi per la democrazia e la libertà, Tevgera Ezidiya Demokratik u Azad), queste forze – coerentemente con la propria affiliazione politica – sostengono il confederalismo democratico, il femminismo nella versione jinologica e reclamano l’autogoverno dell’Ezidkhan (la terra abitata in maggioranza da Yazidi) all’interno della Regione autonoma curdo-irachena. Ulteriori passi in direzione di un autogoverno Yazida a Sinjar – come la creazione di istituzioni autonome come il Consiglio Yazidi di Sinjar (Meclisa Êzidiyên Şengalê), a sua volta promotore di un corpo di polizia autonomo noto come Asayîşa Êzîdxanê – ha allarmato il KRG, che per bocca di Barzani ha accusato il PKK di voler fomentare la creazione a Sinjar di un “cantone” sull’esempio siriano. Sinjar – a ovest di Mosul e affacciato sul Rojava, al centro di territori contesi e parzialmente ancora occupati da ISIS – è oggi invece controllato dal KRG, benché faccia nominalmente parte del Governatorato di Ninive.

L’altra importante milizia Yazida, chiamata fino alla fine del 2015 HPŞ (Forze di protezione di Sinjar, Hêza Parastina Şingal), è guidata dal popolare comandante e membro del PUK Haider Shesho, rientrato nel Bashur dalla Germania per combattere ISIS e difendere il suo popolo. Dal 2016 l’HPŞ ha cambiato il proprio nome in HPÊ (Forze di protezione dell’Ezidkhan, Hêza Parastina Êzîdxanê). Anche queste unità, che combattono col caratteristico vessillo dell’Ezidkhan e non sotto le insegne del KRG, sono state fatte oggetto di forti pressioni da parte del KDP, irrimediabilmente squalificato dopo la rotta dei Peshmerga dell’agosto del 2014, per operare sotto la direzione del KRG e per essere inquadrate nei Peshmerga. Attualmente, infatti, esistono truppe di Peshmerga Yazidi guidate da Qasim Shesho, alle dirette dipendenze del KRG, che hanno difeso da ISIS il Santuario di Sharaf al-Deen sul Monte Sinjar.

Le tre milizie Yazidi “indipendenti” hanno formato nel novembre 2015 un’alleanza che ha partecipato, assieme a HPG, YJA-Star, YPG, YPJ, Peshmerga e con la copertura aerea della coalizione internazionale a guida USA, alla riconquista di Sinjar dalle bande del sedicente Califfato.

In breve:

Asayish: Agenzia di intelligence del KRG.
Asayîşa Êzîdxanê: Forza di polizia autonoma Yazida istituita a Sinjar.
Dizha Tiror: Unità Peshmerga antiterrorismo, controllate dal PUK.

Gorran: Movimento per il cambiamento, forza di opposizione al duopolio PDK-PUK guidata da Nawshirwan Mustafa.

HPÊ: Forze di protezione dell’Ezidkhan, milizia Yazidi attiva contro ISIS. E’ guidata dal popolare Haider Shesho, membro del PUK.

HPŞ: Forze di protezione di Sinjar, vecchio nome delle HPÊ.

IGK: Gruppo islamico del Kurdistan, partito islamista, scissione dell’IMK.

IMK: Movimento islamico del Kurdistan, il più vecchio partito islamista curdo-iracheno.

KDP (o PDK): Partito democratico del Kurdistan, guidato da Massoud Barzani, presidente del KRG.

KRG: Governo regionale del Kurdistan iracheno. Indica a volte la stessa regione autonoma del Kurdistan iracheno, governata da DKP e PUK

Parastin u Zanyari: Agenzia di intelligence formata dalle vecchie “polizie di partito” di KDP e PUK.

PÇDK: Partito per una soluzione democratica per il Kurdistan (2002-), membro del KCK.

Peshmerga: forze armate della regione autonoma del Kurdistan iracheno. E’ anche il termine che storicamente indica i combattenti per la libertà del Kurdistan in Iraq e Iran.

PUK: Unione patriottica del Kurdistan, guidata da Jalal Talabani, governa il KRG col KDP.

TEVDA: Movimento Yazidi per la democrazia e la libertà, movimento politico Yazidi, sostiene il confederalismo democratico.

YBŞ: Unità di resistenza di Sinjar, milizia Yazidi attiva contro ISIS, formata dal PKK.

Yekgirtû (o KIU): Unione islamica del Kurdistan, affiliata ai Fratelli musulmani.

YJÊ: Unità delle donne dell’Ezidkhan, unità femminili di YBŞ.

YJŞ (o YPJ-Sinjar): Unità delle donne di Sinjar, vecchio nome delle YJÊ.
Zerevani: Truppe di gendarmeria inquadrate nei Peshmerga e controllate dal KDP.

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Rojava (Siria)

Numericamente, in Siria i curdi sono tra 1 milione e mezzo e 2 milioni e mezzo di individui (10-15% della popolazione). Il territorio siriano abitato dai curdi è quello settentrionale a stretto ridosso della frontiera con la Turchia. In particolare, il governatorato di Al-Hasakah (storicamente noto come Al-Jazira, oggi cantone autonomo di Jazira o Cizîrê) ha una fortissima presenza curda, benché sia stato anch’esso sottoposto a processi di arabizzazione forzata da parte dei regimi di Hafiz e Bashar al-Assad. A partire dall’inizio degli anni ’80 il territorio siriano è servito da base operativa per l’organizzazione clandestina del PKK, a cui hanno dato il proprio contributo tanti curdi siriani.

L’esperimento di autogoverno nel Rojava, nel nord della Siria, nasce invece nel contesto più generale della guerra civile siriana, allorché tra il 2011 e il 2012 il movimento di liberazione curdo espulse le forze governative dai tre cantoni a maggioranza curda di Afrin, Kobane e Jazira, ai confini con la Turchia. La principale formazione politica del Rojava attiva nel processo rivoluzionario è il PYD (Partito dell’unione democratica, Partiya Yekîtiya Demokrat), fondato nel 2003 ed emerso alla luce del sole dopo un decennio di attività svolta sotterraneamente nel tentativo di sottrarsi alla repressione del regime di Assad. Il PYD è membro del KCK: adotta quindi come dottrina di riferimento il confederalismo democratico, a cui sta dando forma nel Rojava. Saleh Muslim e Asiyah Abdullah sono i co-segretari. Essenziali sia per la liberazione del territorio dalle forze governative sia nella guerra contro ISIS – nel frattempo entrato in rotta di collisione con l’esperimento dell’autonomia democratica nella Siria settentrionale – sono le YPG (Unità di protezione del popolo, Yekîneyên Parastina Gel), forza militare istituita dal PYD che provvede all’autodifesa dei tre cantoni liberati. Ha la forma di un esercito popolare a base democratica. I membri sono formati politicamente, gli ufficiali vengono eletti, non c’è obbligo di obbedire all’ordine di un superiore e alla fine di ogni giornata si svolge un’assemblea paritaria dove è promosso il valore dell’orizzontalità e dell’autocritica. Benché sia principalmente una milizia curda, ne fanno parte anche combattenti delle altre etnie che abitano il Rojava più una quota di “internazionali”. E’ una forza mista maschile e femminile, ma nel 2014 sono state create le YPJ (Unità di protezione delle donne, Yekîneyên Parastina Jin) composte da sole donne. Esistono anche delle unità speciali, inquadrate sempre nelle YPG, con specifiche funzioni di prevenzione e lotta al terrorismo denominate YAT (Unità anti-terrorismo, Yekîneyên Antî Teror).
La forza che in Rojava svolge compiti di polizia e pubblica sicurezza si chiama Asayish (o Asayiş, “sicurezza”). Anche al suo interno sono stati istituiti reparti anti-terrotismo, chiamati HAT (Forze anti-terrorismo, Hêzên Antî Teror). Come espressione dell’amminsitrazione autonoma anche Asayish ne recepisce le istanze a livello organizzativo, oltre che politico e ideale. La formazione dei suoi membri ha un preponderante aspetto politico: vengono sviluppate le doti di mediazione non-violenta nelle dispute e i compiti di prevenzione rispetto a quelli più tipicamente repressivi. Esiste un braccio femminile che si occupa dei casi di violenza di genere anche all’interno del nucleo famigliare. Nelle aree di insediamento della popolazione assira – in particolare a Al-Hasakah – Asayish è coadiuvata nei suoi compiti dalla milizia assira Sutoro, espressione del SUP (Partito dell’unione siriaca, noto in inglese come Syriac Union Party), formazione politica assira alleata al PYD che partecipa attivamente al processo rivoluzionario. Allineato allo stesso SUP è il MFS (Consiglio militare siriaco/assiro, Mawtbo Fulhoyo Suryoyo, meglio noto come Syriac military council) e la sua variante femminile HSNB (Forze di protezione delle donne di Bethnahrin, nome assiro che indica la Mesopotamia), ispirata alle YPJ. Sutoro non va invece confusa con Sootoro, milizia assira attiva a Qamishlo (e per questo conosciuta anche come “Sutoro di Qamishlo”), dove però appoggia le forze del regime che contendono alle organizzazioni autonome il controllo della città. Secondo gli auspici dell’amministrazione autonoma del Rojava, Asayish è un corpo temporaneo che tende all’autoscioglimento: l’idea è infatti quella di formare tutti i residenti ai compiti di protezione della popolazione così che sia l’intero corpo sociale a garantire collettivamente la propria sicurezza senza delegare questo compito a una formazione separata.
A livello politico, il governo del Kurdistan iracheno ha sponsorizzato la creazione, nel 2011, del KNC (Consiglio nazionale curdo in Siria, noto anche con la sigla ENKS, Encûmena Niştimanî ya Kurdî li Sûriyê), che riunisce una serie di organizzazioni curde vicine all’opposizione siriana, ostili al regime di Bashar Al-Asad e genericamente favorevoli a un decentramento di potere nella direzione di un autogoverno curdo. Il KNC – critico rispetto ai processi rivoluzionari in atto in Rojava quanto benevolo verso l’azione del KRG iracheno – ha avversato la dichiarazione della Federazione del Rojava – Siria del Nord. Il partito più longevo e importante che fa parte del cartello è il KDP-S (Partito democratico del Kurdistan siriano, Partiya Demokrat a Kurdistanê li Sûriyê), fondato nel 1957, corrispettivo siriano del KDP curdo-iracheno, attualmente guidato da Abdulhakim Bashar. Minoritario in termini di consenso popolare in Rojava, ha tentato di recuperare terreno sia politicamente che militarmente creando, rispettivamente, una nuova coalizione politica nota, all’inglese, come KDPU (Unione politica democratica curda, Yekîtiya Siyasî ya Demokrata Kurd‎) e una propria milizia denominata Rojava Peshmerga, ma tali operazioni sono state fallimentari tanto da costringere la leadership del KDP-S ad abortirle.
La crescente ostilità tra PYD e KNC nel periodo immediatamente successivo alla liberazione dei tre cantoni del Rojava dalle forze del regime ha portato, nel luglio del 2012, a un accordo di cooperazione tra le parti siglato a Erbil sotto gli auspici del Presidente del Kurdistan iracheno Massoud Barzani: frutto dell’accordo fu la creazione del KSC (Consiglio supremo curdo, Kurdish supreme council, conosciuto anche come DBK, Desteya Bilind a Kurd), sorta di governo autoproclamato delle aree controllate dalle forze curde. L’accordo è però rimasto nei fatti lettera morta e anche il KSC ha perso via via potere reale in favore dei processi rivoluzionari.
Infatti, l’organismo che concorre alla creazione delle istanze rivoluzionarie di base nel Rojava è il Tev-Dem (Movimento per una società democratica, Tevgera Civaka Demokratîk), i cui attivisti sono presenti a ogni livello della vita sociale e politica del Rojava con compiti di stimolo e promozione del cambiamento rivoluzionario. Agente della trasformazione sociale è anche il Kongreya Star (fino alla primavera del 2016 noto come Yekîtiya Star, unione delle donne del Rojava), che ha lo scopo di organizzare l’iniziativa politica, sociale ed economica delle donne del Rojava. L’organizzazione che raggruppa i giovani si chiama invece YCR (Unione della gioventù del Rojava, Yekîtiya Ciwanên Rojava).

Attualmente le comuni (Kumin’, dal verbo curdo Kum, “stare insieme”) sono le istanze di base della società comunitaria. Sono state pensate come cellule di gruppi di abitazioni corrispondenti a poche vie cittadine, e attivate in ogni quartiere delle città, piccole e grandi, di tutto il Rojava. Ogni comune elegge commissioni incaricate di organizzare la vita di tutti i giorni e di risolvere problemi e dispute arrivando a una soluzione. Come unità minima popolare di incontro, discussione, presa di iniziativa e decisione su un singolo spezzone della vita sociale, non esistono solo comuni competenti territorialmente, ma anche comuni di donne, di studenti o di lavoratori. L’iniziativa economica diretta da parte di questi ultimi, nel Rojava rivoluzionario, si esprime nella forma della cooperativa.

Come atomo della democrazia diretta, ogni comune elegge – secondo il caratteristico sistema duale che garantisce la parità di genere – i propri rappresentanti, che hanno il compito di trasmettere le proprie decisioni nelle varie istanze superiori. Il sistema funziona e agisce dalla base verso l’alto e può venire rappresentato come una piramide rovesciata al cui vertice sta il MGRK (Assemblea popolare del Kurdistan occidentale, Meclîsa Gel a Rojavayê Kurdistanê), che riunisce i vari delegati delle istanze superiori. Esistono inoltre tre consigli esecutivi, uno per cantone, e un consiglio dei rappresentanti come organo di coordinamento. Un consiglio legislativo riunisce inoltre tutte le organizzazioni sociali e politiche che intendono partecipare al processo dell’autonomia della regione.

A causa del gravoso impegno di YPG e YPJ in prima linea nei vari fronti militarmente attivi, le amministrazioni autonome del Rojava hanno promosso la formazione di milizie locali con funzioni di difesa “statica” di un determinato territorio. Queste unità sono chiamate HXP (Forze di autodifesa, Hêzên Xwe Parastinê), e reclutano la popolazione locale anche attraverso coscrizioni. Esistono anche milizie popolari propriamente dette, chiamate HPC (Forze popolari di autodifesa, Hêza Parastina Cewherî), dai caratteristici abiti civili coperti da giubbini di riconoscimento, diretta espressione delle comuni che svolgono compiti di sicurezza e protezione decentrata al più elementare livello della vita comunitaria.

Visto il successo militare delle YPG/YPJ nella guerra contro ISIS, la coalizione internazionale a guida USA sorta per combattere lo Stato Islamico, ha affiancato l’azione “boots on the ground” delle formazioni curde. YPG costituiscono inoltre la spina dorsale delle SDF (Forze democratiche siriane, conosciute col nome inglese di Syrian democratic forces o, traslitterato dall’arabo, come Quwwāt Sūriyā al-Dīmuqrātīya o QSD, in curdo Hêzên Sûriyeya Demokratîk), alleanza di milizie curde, arabe, assire, armene, turcomanne e circasse nata nell’ottobre del 2015. Benché lo scopo principale dell’alleanza sia combattere ISIS, nel dicembre 2015 le SDF hanno costituito un braccio politico chiamato SDC (Consiglio democratico siriano, Syrian democratic council), un’assemblea che sostiene l’istituzione di un sistema democratico, laico e federale come soluzione per il futuro della Siria. La dichiarazione del marzo 2016 che istituisce la Federazione del Rojava – Siria del Nord indica le SDF come sue forze armate.

In breve:

Asayish: forza di polizia del Rojava.
Comune (Kumin’): istanza di base del processo rivoluzionario in Rojava.
HAT: Forze anti-terrorismo istituite presso Asayish.
HPC: Forze popolari di autodifesa, sono le milizie popolari propriamente dette del Rojava.
HSNB: Forze di protezione delle donne di Bethnahrin, milizia femminile del MFS ispirata alle YPJ.
HXP: Forze di autodifesa locali create dalle amministrazioni autonome.
KDP-S: Partito democratico del Kurdistan siriano, omologo siriano del KDP iracheno, è membro del KNC/ENKS.
KDPU: Unione politica democratica curda, coalizione formata dal KDP-S, oggi disciolta.
KNC (o ENKS): Consiglio nazionale curdo in Sriria, cartello di organizzazioni politiche vicine al KRG.
Kongreya Star: Unione delle donne del Rojava, organizza l’iniziativa politica, sociale ed economica delle donne, non diversamente dal Tev-Dem.
KSC (o DBK): Consiglio supremo curdo, corpo di governo congiunto dei territori curdo-siriani frutto di un accordo tra PYD e KNC sponsorizzato dal KRG, mai realmente operativo.
MGRK: Assemblea popolare del Kurdistan occidentale, riunisce i vari delegati delle istanze di base.
MFS: Consiglio militare siriaco, milizia assira alleata alle YPG.
PYD
: Partito dell’unione democratica, membro del KCK, principale partito attivo nel processo rivoluzionario.
Rojava Peshmerga: milizia del KDP-S, non più operante in Rojava.
SDC: Consiglio democratico siriano, è il braccio politico delle SDF, sostiene la soluzione federale e democratica per il futuro della Siria.

SDF (o QSD): Forze democratiche siriane, alleanza di milizie curde, arabe, assire, armene, turcomanne e circasse la cui spina dorsale sono le YPG.
SUP: Partito dell’unione siriaca, partito politico assiro alleato al PYD e attivo nel processo rivoluzionario.
Sootoro: Milizia assira attiva a Qamishlo, dove sostiene il regime (da non confondere con Sutoro).

Sutoro: forza di polizia assira espressione del SUP, affianca Asayish nel Rojava (da non confondere con Sootoro).
Tev-Dem: Movimento per una società democratica, è l’organismo che concorre a creare le istanze di base nel Rojava rivoluzionario.

YAT: Unità anti-terrorismo delle YPG.
YCR: Unione della gioventù del Rojava.
Yekîtiya Star: vecchio nome del Kongreya Star.

YPG: Unità di protezione del popolo, milizia formata dal PYD, provvede all’autodifesa del Rojava.

YPJ: Unità di protezione delle donne, milizia femminile delle YPG.

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4) Rojhelat (Iran)

Il mondo persiano è il contesto culturale più prossimo a quello curdo, che ne è comunque autonomo. In Iran vivono attualmente circa 8 milioni di curdi che rappresentano il 10% della popolazione. Si tratta del terzo gruppo etnico più numeroso (dopo persiani e azeri), concentrati principalmente nel nord-ovest del Paese.
Proprio in territorio persiano nel 1946 resistette per nemmeno un anno, protetta dalle armi sovietiche, l’effimera Repubblica di Mahabad, tra i primi esperimenti di autogoverno curdo. Qazi Muhammad, che la presiedette pagando con la vita la riconquista persiana, aveva fondato un anno prima il KDPI (o KDP-I, Partito democratico del Kurdistan iraniano, Partî Dêmokiratî Kurdistanî Êran), primo partito politico avente l’obiettivo di promuovere i diritti del popolo curdo in Iran. Lo slogan della formazione “Democrazia per l’Iran, autonomia per il Kurdistan” ben riassume il suo programma politico. Più volte sgominato dalle autorità persiane e prontamente ricostituitosi con apporti provenienti anche da militanti marxisti e nazionalisti di sinistra, da sempre in rapporti ambivalenti – ora alleato, ora ai ferri corti – con l’omologo partito iracheno, il KDPI è una presenza costante sulla scena politica curdo-iraniana, alternando fasi di protagonismo politico-militare assoluto ad altre più attendiste”.
Altra storica formazione politica del Rojhelat è Komala (“Società”, “Organizzazione”, il cui nome completo è Società dei lavoratori rivoluzionari del Kurdistan iraniano, Komełey Şorrişgêrrî Zehmetkêşanî Kurdistanî Êran, abbreviato con la sigla KŞZK), organizzazione marxista-leninista dall’originaria ispirazione maoista, fondata nel 1969.

Entrambe queste organizzazioni, dal forte radicamento nel Rojhelat, furono in prima linea nella lotta contro la dispotica monarchia persiana, ma gli eventi che seguirono la cacciata dello Scià nel 1979 premiarono il clero militante sciita che, con brutale efficienza, instaurò una Repubblica islamica dai duri tratti autoritari.
Proprio il periodo immediatamente successivo alla rivoluzione iraniana vide lo stesso ayatollah Khomeini, guida suprema di quella che si stava ormai configurando come una ierocrazia, rigettare ogni richiesta di autonomia curda fino a chiamare alla jihad contro i curdi insorti contro il potere centrale persiano. La ribellione curda del 1979, promossa attivamente dai peshmerga di KDPI e Komala, venne schiacciata un anno più tardi, proprio mentre iniziavano le prime schermaglie della guerra con l’Iraq che durerà fino al 1988.
L’omicidio
del segretario generale del KDPI Abdul Rahman Ghassemlou, avvenuto a Vienna nel luglio del 1989 proprio durante colloqui ufficiali con esponenti della Repubblica islamica, provocò nel Rojhelat imponenti disordini che assunsero l’intensità di una vasta sollevazione, stroncata definitvamente solo nel 1996, dopo anni di “guerra sporca” ai danni del movimento curdo. In particolare il KDPI verrà falciato da un’implacabile politica di “omicidi mirati” dei suoi principli dirigenti, attuati da emissari iraniani anche al di fuori dei confini dell’Iran.

Alla metà degli anni ’90 le sconfitte militari contro la potente macchina militare iraniana, l’approfondirsi della frammentazione politica e il moltiplicarsi dei dissidi tra le varie fazioni, portò le due storiche storiche formazioni curdo-iraniane a cessare ogni azione armata e ritirarsi in esilio nel Kurdistan iracheno. Il vuoto lasciato venne prontamemente riempito dalla nuova organizzazione chiamata PJAK (Partito per una vita libera in Kurdistan, Partiya Jiyana Azad a Kurdistanê), fondata nel 2004 come organizzazione studentesca e ben presto presa di mira dalle autorità iraniane tanto da esser costretta a ripiegare a Qandil, non lontano dal confine iraniano, a stretto contatto col PKK, organizzazione alla quale si ispira. Dal territorio iracheno il PJAK, col suo braccio armato HRK (Forze del Kurdistan orientale, Hezin Rojhilatê Kurdistan), ha avviato un conflitto armato intermittente ai danni delle posizioni iraniane, volto a sostenere la creazione di una regione autonoma curda all’interno di un Iran democratico e federale. Come membro del KCK, il PJAK sostiene attivamente il femminismo che ispira il confederalismo democratico, con l’intento di diventare un polo d’attrazione per le donne curde nell’Iran khomeinista: dal 2010 esiste un braccio armato esclusivamente femminile chiamato HJRK (Forze femminili del Kurdistan orientale, Hezin Jinên Rojhilatê Kurdistan).

Nel 2011, con la leadership del partito già costretta all’esilio in Europa, l’organizzazione subì una forte offensiva da parte delle truppe iraniane guidate dai Pasdaran che, a caccia dei partigiani curdi, sconfinarono in territorio iracheno distruggendo alcuni “santuari” della guerriglia e costrinsero infine il PJAK a dichiarare unilateralmente il cessate il fuoco.

Approfondendo la teoria del confederalismo democratico a stretto contatto con l’esempio siriano del Rojava, a metà del 2014 il PJAK si riorganizzò istituendo il KODAR (Organizzazione per una società libera e democratica nel Kurdistan orientale, Komalgay Demokratîk û Azadiya Rojhilatê Kurdistanê), una struttura di coordinamento tra varie sigle atta a creare le istituzioni autonome di autogoverno delle comunità curde nel Rojhelat. Vista la centralità delle tematiche di genere in Iran, l’organizzazione delle donne curde YJRK (Unione delle donne del Kurdistan orientale, Yekitiya Jinên Rojhilatê Kurdistan) ha creato, sull’esempio del KODAR, il KJAR (Organizzazione delle donne libere del Kurdistan orientale, Komalgay Jinani Azadi Rojhilatê Kurdistan), con lo scopo principale di organizzare l’autonomia femminile.

Le strutture di autodifesa sono state anch’esse riorganizzate per agire come unità di protezione dei processi di autonomia, cambiando nome in YRK (Unità di protezione del Kurdistan orientale, Yekîneyên Parastina Rojhilatê Kurdistan) e HPJ (Forze di protezione delle donne, Hêzên Parastina Jinê). Viene creata anche un’organizzazione giovanile chiamata KCR (Organizzazione della gioventù del Kurdistan orientale, Komalên Ciwanên Rojhilatê Kurdistan).

Come ultima sigla delle componenti curdo-iraniane, segnaliamo anche il PAK (Partito per la libertà del Kurdistan, Partîya Azadîya Kurdistan), piccola formazione attiva dall’esilio in Bashur dei propri rappresentanti, ospiti del KRG, a cui politicamente fanno riferimento: le sue truppe peshmerga sono impegnate, oltre che in azioni contro obiettivi iraniani, anche contro ISIS sul fronte di Kirkuk.
Nel 2016 la frammentaria galassia politica nel Rojhelat ha visto un riavvicinamento tra KDPI e Komala, e tra queste formazioni e il KRG. A metà del 2016 il KDPI ha annunciato la ripresa della resistenza armata al regime di Teheran.

In breve:
HJRK
: Forze femminili del Kurdistan orientale, braccio armato femminile del PJAK.
HPJ: Forze di protezione delle donne, nuovo nome dell’HJRK. Oggi è la struttura di autodifesa del YJRK.
HRK
: Forze del Kurdistan orientale, braccio armato del PJAK.
KCR: Organizzazione della gioventù del Kurdistan orientale, affiliata al KODAR/PJAK.
KDPI: Partito democratico del Kurdistan iraniano, il più longevo partito curdo-iraniano.
KODAR: Organizzazione per una società libera e democratica nel Kurdistan orientale, creato dal PJAK con lo scopo di organizzare le istituzioni autonome comunitarie nel Rojhelat.

Komala (KŞZK): Società dei lavoratori rivoluzionari del Kurdistan iraniano, partito marxista-leninista di ispirazione maoista.
PAK: Partito per la libertà del Kurdistan, allineato al KRG curdo-iracheno a guida KDP.

PJAK: Partito per una vita libera in Kurdistan, membro del KCK.

YJRK: Unione delle donne del Kurdistan orientale, versione femminile del KODAR.

YRK: Unità di protezione del Kurdistan orientale e nuovo nome dell’HRK. Oggi è la struttura di autodifesa del KODAR.

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