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#Aleppo, la guerra civile siriana e l’opzione Rojava

Del nostro profondo disgusto per Assad e della nostra ferma contrarietà ad ogni retorica che lo sostenga in nome di un presunto anti-imperialismo filo-russo abbiamo già detto. Ci sembra però necessario, ora più che mai, di fronte alla conquista de facto di Aleppo da parte dei lealisti, eliminare ulteriori elementi di confusione: la presa della seconda città siriana da parte del regime non significa la fine della guerra, ma sicuramente è un importante passo avanti verso la sua conclusione a favore di Assad; questo impone una volta di più di avere chiaro il contesto.

Non è una buona notizia e non lo è soprattutto per le migliaia di civili di Aleppo est (controllata dalle opposizioni) che hanno subìto i bombardamenti indiscriminati dell’aviazione russa, così come l’assedio per fame di questi mesi, e che ora si troveranno ad affrontare probabilmente la violentissima repressione di un governo che ha rischiato di cadere ed ora si sente vicinissimo alla salda riconquista del potere. La nostra solidarietà umana e politica va appunto ai civili. Lo stesso non possiamo dire per il (sempre meno) variegato fronte armato anti-Assad riunito sotto il Consiglio rivoluzionario siriano: da quando è scoppiata la guerra civile nel marzo 2011, le componenti laiche e socialiste (in parte rappresentate dal Free syrian army – Fsa) presenti nel fronte ribelle si sono progressivamente ridotte, fino a pressoché scomparire, fagocitate dalle ben più aggressive e meglio equipaggiate milizie jihadiste, prima fra tutte Jabhat Al-Nusra (ex componente siriana di Al Qaeda, oggi ribrandizzata in Jabhat Fateh al-Sham), sostenute dall’asse sunnita della regione.

Un conflitto lungo un secolo | puntata 02

pubblichiamo oggi la seconda puntata della testi “un conflitto lungo un secolo”, se vi siete persi la prima la potete recuperare a questo indirizzo.

 

1.1 Dalla guerra di liberazione alla rivolta di Dersim

Durante la Prima guerra mondiale, l’Intesa mirava in Medio Oriente alla destabilizzazione interna dell’Impero Ottomano, attraverso l’incrocio di patti molteplici e in contraddizione gli uni con gli altri, stretti con diverse minoranze interne. Particolare attenzione era stata riservata ai curdi, soprattutto da inglesi e russi. Nel dopoguerra il Trattato di Sèvres (1920), nel più ampio progetto di smembramento in zone di influenza dell’ex Impero Ottomano e della neonata Turchia, prevede anche la formazione di uno stato curdo autonomo; al tempo stesso, durante la guerra di liberazione contro i greci, il generale e leader nazionalista Kemal Mustafa “Ataturk” promuove il Patto nazionale kemalista, all’interno del quale sono riconosciuti i diritti del popolo curdo. L’alleanza tra curdi e kemalisti porta alla vittoria contro gli occupanti già nel ’22 e dura fino al Trattato di Losanna (1923), che chiude i capitoli lasciati aperti dalla disgregazione ottomana.

Rojava Resiste! Junior Sprea, Kingstown, Punkreas DJ set & more

Dall’inizio della “guerra mondiale siriana” proponiamo in Fornace iniziative di approfondimento sulla situazione in Medio Oriente: dal sorgere dell’esperimento dell’autonomia democratica in Rojava, cerchiamo di supportare questa esperienza rivoluzionaria.

Oggi mettiamo a disposizione il nostro spazio per un benefit a sostegno di Rojava resiste (www.rojavaresiste.org), un progetto di solidarietà internazionale coi popoli del Kurdistan e di tutto il Medio Oriente che oggi, in particolare in Rojava (Siria del nord), stanno dando forma a un originale esperimento di rivoluzione sociale ispirato alle idee del confederalismo democratico. A questo progetto è destinato l’intero ricavato della serata.

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